Venerdì 08 Febbraio 2013

Scarcerata la mamma
Don Colmegna, stop digiuno

COMO Dopo un mese di carcere è stata scarcerata dal carcere del Bassone una mamma di 29 anni, romena, che doveva scontare una condanna a 6 mesi per accattonaggio con minore. Lo rende noto don Colmegna della Casa della Carità che ha interrotto il digiuno, cominciato nei giorni scorsi proprio per questo caso.

Il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Milano - viene spiegato dalla Casa della Carità in una nota - ha dichiarato la non esecutività della sentenza e ha disposto l'immediata scarcerazione dopo trenta giorni di carcere. La donna, Anna (nome di fantasia), una romena madre di tre bambine che vanno alle elementari, era stata denunciata nel 2006 quando era stata trovata una bambina sola nella stazione della metropolitana milanese di San Babila. Risulta che in un secondo momento per una donna identificata con le generalità di Anna è scattata l'accusa di averla mandata a mendicare. E lì è partito l'iter processuale, le è stato assegnato un avvocato d'ufficio, ma lei del processo non ha mai saputo nulla. È stata considerata irreperibile.

Nel frattempo però Anna ha lasciato una casa occupata nella zona Sud di Milano e nel 2010 è arrivata alla Casa della Carità, lì ha preso la residenza e si è rimessa in 'pistà, tanto da riuscire a lasciare la struttura. Adesso ha casa e lavoro (con tanto di contributi Inps a dimostrarlo) come collaboratrice familiare fuori Milano. Il processo, di cui non sapeva nulla, però è andato avanti e lei è stata condannata a sei mesi, senza il beneficio della condizionale. E così Anna a gennaio è stata arrestata e portata prima in carcere a Monza e poi a Como. E il suo caso, secondo don Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano, è la dimostrazione che «in carcere ci stanno persone che non ci dovrebbero stare». E così ha iniziato, nei giorni scorsi, uno sciopero della fame definito però digiuno. Ieri è stato invece il giorno della gioia e degli abbracci: «È un grande risultato - sottolinea il religioso - che però fa intravvedere quanto ancora ci si debba impegnare per difendere i diritti e quanto il carcere non serva. L'abbraccio che mi ha dato è il segno di una grande gioia interiore. L'appello di "Carcere, diritti e dignità" continua per tutte le Anna che non hanno parola, contro il sovraffollamento carcerario, per la dignità e i diritti di tutti i detenuti».

m.butti

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