Domenica 17 Marzo 2013

De Gregori a Campione
Classici e omaggio a Dalla

CAMPIONE D'ITALIA - Preferisce parlare con le canzoni, Francesco De Gregori. Lo ha fatto anche sabato sera al Casinò di Campione: pochissime parole, ma un'intensità e una freschezza, nel proporre brani nuovi e grandi classici, degne dei tempi migliori.
Come sempre, il cantautore romano non ha perso il gusto di modificare arrangiamenti e ritmo dei suoi brani più noti, ma questa volta lo ha fatto senza stravolgerli, permettendo ai pochi che hanno osato (il contesto era pur sempre l'elegante salone delle feste della casa da gioco, non uno stadio) di cantarle con lui.
È corso via come una locomotiva, il concerto di De Gregori: 18 brani cantanti quasi senza soluzione di continuità, alternando ritmi e atmosfere con grande maestria. Solo una brevissima introduzione all'inizio per quelli del nuovo album, "Sulla strada", che ha tratto ispirazione dal celebre romanzo di Jack Kerouac, manifesto della beat generation.
Nel mezzo dell'esibizione i classici più attesi dagli appassionati: "Guarda che non sono io", "Sempre e per sempre", "Titanic", "Viva l'Italia", "Panorama di Betlemme", "Rimmel", "La donna cannone" e altre ballate.
Nel corso della serata era atteso anche un omaggio a Lucio Dalla, con il quale De Gregori era stato a Campione tre anni fa, per un memorabile concerto a due voci, in occasione dell'inaugurazione del grande spazio a lago ricavato dall'abbattimento della vecchia sede del Casinò. E l'omaggio non è mancato, seppure sempre alla maniera schiva che lo contaddistingue in tutte le esibizioni dal vivo: un suo classico come "Santa Lucia" si trasforma nel finale in un brano dell'amico. Le note che un De Gregori particolarmente ispirato cava dal pianoforte sono quelle di "Com'è profondo il mare". La melodia è inconfondibile. Terminata l'esecuzione, si alza e si toglie l'inseparabile cappello per salutare Dalla, scomparso quasi un anno fa esatto (il primo marzo del 2012).
Pubblico compassato sì, come si conviene alla sede in cui si è tenuto il concerto, ma non sono mancati momenti di entusiasmo e quando De Gregori si è congedato, è stato richiamato sul palco a gran voce. Finale notevole, con una manciata di bis: ultimo "Buonanotte Fiorellino", con una lunga coda suonata come una marcia, impreziosita da un refrain strumentale che ricordava "Rainy day woman" di Bob Dylan.
Sul palco insieme al cantautore romano, sette musicisti impeccabili: Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Alessandro Arianti tastiere e fisarmonica, Alessandro Valle mandolino e pedal steel guitar, Guido Guglielminetti basso, Stefano Parenti batteria, Elena Cirillo violino e vocalist.
Pietro Berra

p.berra

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