Lunedì 22 Aprile 2013

«Assurdo togliere i parcheggi
senza spostare gli uffici»

«Le auto e le esigenze di parcheggio non si possono cancellare con un colpo di spugna». È la prima riflessione di Enrico Gelpi, già assessore comunale, presidente nazionale dell'Aci e ora vicepresidente della Federazione internazionale dell'automobile.
Una riflessione che scaturisce dal progetto del Comune di pedonalizzare e di chiudere alla sosta dei non residenti le aree di via Rubini, piazza Volta, via Garibaldi e piazza Roma.
«Un modo parziale e inadeguato per affrontare i problemi della mobilità e della sosta - osserva l'avvocato Gelpi - Si trova la soluzione per un'area e le difficoltà si sposteranno sulle altre, poichè l'automobile è un mezzo di trasporto indispensabile che, al momento, non ha alternativa».

Ma perché le automobili affollano la città e vanno alla ricerca di parcheggi nel mezzo chilometro quadrato di convalle? Questa è la domanda preliminare.
«Perché in convalle ci sono i servizi, è evidente - sottolinea Gelpi - Como è riferimento di un territorio da 700mila abitanti che si rivolgono alla città per i servizi propri di un capoluogo. Sono servizi alla persona, alla casa, all'impresa, all'economia, alla cultura, alla giustizia, alla sanità, alla società, all'istruzione, alle relazioni e agli interscambi».
I parcheggi sono in comunicazione con i servizi, pubblici, aperti al pubblico, di interesse pubblico e di carattere provinciale. E c'è l'altro aspetto: più gente arriva ed è servita, più la città lavora e la  stessa amministrazione incassa, dall'addizionale Irpef al ticket parcheggi.

«L'amministrazione in carica è connotata dall'ideologia della sinistra ambientalista - premette Gelpi - e intende combattere a tutti i costi l'automobile. Ma non si combatte a prescindere dal contesto, cioè senza tener conto dei motivi della mobilità e della sosta. A prescindere dalle calamite turistiche, sono i servizi ad attrarre traffico. Per spostare il traffico, vanno spostati i servizi».

L'avvocato rammenta i progetti per accorpare uffici pubblici sparsi per la convalle e uno su tutti aveva per titolo la "cittadella dei servizi" in Ticosa.
Lo Stato, invece di pagare affitti ai privati, li avrebbe pagati al Comune di Como proprietario dell'area e delle costruzioni con autosilo allegato. Cittadella dei servizi al Sant'Anna ora, su quei 300mila mq destinati a residenze e a strutture alberghiere?
«Altri servizi non sono incompatibili con le destinazioni assegnate. Ma per sviluppare quest'idea - rimarca Gelpi - è necessario un coordinamento: per studi e progetti, gli esperti della nostra università sono a disposizione, con competenze di alto livello. Questo significa pianificazione urbanistica, riorganizzazione della città, richiede tempi lunghi. Ragionamento che vale anche per altri comparti».

f.angelini

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