Mercoledì 20 Maggio 2009

A Como le pensioni più basse
Tre su quattro sotto i mille euro

«Abbiamo qualcosa da dire ai 290 candidati in lista per le prossime elezioni amministrative nei nostri Comuni. È la stessa cosa che ricordiamo a chi ha già responsabilità nelle amministrazioni locali: la condizione di vita degli anziani è un problema che non può essere ignorato»: è l’appello dei sindacati pensionati Cgil, Cisl e Uil. Insieme, le tre organizzazioni contano 75.000 iscritti, pari al 50% dei pensionati in provincia di Como, 140.000 per 181.000 pensioni, conteggiando anche le reversibilità, per esempio. Ieri, i responsabili di categoria, Amleto Luraghi per la Cgil, Alberto Agudio per la Cisl e Salvatore Vecchietti per la Uil hanno presentato il quadro della situazione della terza e della quarta età nel Comasco. Erano appena tornati dall’amministrazione provinciale, dove hanno iniziato una trattativa sulle badanti, chiedendo la formazione specifica e un Albo, sulle residenze sanitarie assistenziali dove le tariffe aumentano e sugli appalti dei servizi sociali.
«Dal 2002 - ha esordito Luraghi - i pensionati aumentano, in relazione all’incremento della popolazione e all’allungamento della vita. Ma l’importo medio delle pensioni, in provincia di Como, è del 10% più basso rispetto alla media lombarda, 765 euro mensili contro gli 835 in Lombardia. Due terzi delle pensioni sono percepite da ex lavoratori dipendenti; il 75% delle pensioni è inferiore ai 1.000 euro mensili, il 62% inferiore ai 750 euro mensili. Sono importi molto bassi e, per giunta, i pensionati hanno perso progressivamente potere d’acquisto».
Problemi rilevanti di tipo sociale: la popolazione ultrasessantacinquenne attualmente è di 108.000 unità, cioè rappresenta oltre il 20% del totale dei residenti in provincia, ma la fascia d’età tra i 54 e i 65 anni conta 71.000 unità: «Nei prossimi anni - commenta Luraghi - si assisterà a una crescita esponenziale degli anziani. Ma anche a una crescita esponenziale della solitudine. Già oggi, in provincia di Como, sono 56.000 le persone sole con più di 54 anni, pari, ormai, al 10% della popolazione. Che cosa succede a tante persone sole quando si ammalano e quando hanno bisogno?». La risposta dei sindacati: la società e dunque gli amministratori più vicini, i Comuni, senza escludere le responsabilità dei livelli istituzionali superiori, devono farsene carico, con interventi d’emergenza ed interventi di prospettiva. Da diverso tempo, i sindacati intrattengono trattative e firmano accordi con i Comuni, sugli sgravi fiscali, sulle tariffe e sui servizi ed è un modo, diretto o indiretto, per aiutare anche le famiglie e i giovani.

a.cavalcanti

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