Sabato 30 Maggio 2009

Il cedro ha ormai le ore contate
Verdi e Wwf dichiarano guerra

Il riparo dal sole d’agosto, in piazza Verdi, non sarà più all’ombra del cedro. L’assessore Fulvio Caradonna lo dice chiaramente, anche al gruppo di cittadini scesi in campo in difesa dell’albero che da cinquant’anni sorride al teatro Sociale: «Entro l’estate i lavori di riqualificazione della piazza dovranno terminare. Quindi, entro l’estate, l’albero di lì dovrà essere spostato». Come dire: le motoseghe possono iniziare a scaldarsi. «Non ho mai parlato di abbattimento - precisa Caradonna - ma numerosi agronomi hanno detto che la pianta, se spostata, quasi certamente morirebbe. Quindi, se uno più uno fa due...» la pianta andrà giù.
«Abbiamo poco tempo per far sentire la nostra voce - dice Elisabetti Patelli, leader dei Verdi comaschi - l’abbattimento, infatti, fa parte del secondo lotto dei lavori di riqualificazione e il primo lotto ormai è terminato». Il tempo stringe, tanto che giovedì sera, per la seconda volta in pochi giorni, un gruppo di cittadini s’è dato appuntamento in piazza Verdi attorno al cedro. È dal 2006 che si parla della possibilità di "liberare" la piazza del teatro Sociale dall’albero, piantato una cinquantina di anni fa, da quando cioè Palazzo Cernezzi aveva annunciato l’intenzione di procedere a una sistemazione dell’area con la valorizzazione dei diversi stili architettonici che si riescono a catturare semplicemente girandosi e guardano il Duomo, il Sociale e Palazzo Terragni.
Anche il Wwf di Como è intervenuto nel dibattito, in questi giorni, chiedendo che il cedro non venga abbattuto: «Anche Giuseppe Verdi l’avrebbe forse voluto tenere» scrive la sezione lariana dell’associazione del panda. «Si tratta di un albero che caratterizza in positivo, ormai da cinquant’anni, la piazza, altrimenti spoglia e quasi del tutto disadorna di verde» è l’opinione di Pierangelo Piantanida.
In molti, in città, si domandano però perché dare battaglia per una pianta con una storia tutto sommata limitata. La chiave di lettura la offre la stessa Patelli: «Perché è il simbolo di una battaglia, anche di democrazia. Perché è la dimostrazione di come questa amministrazione comunale porta avanti i rapporti con i suoi cittadini. Lo dico onestamente: non mi legherò alla pianta, che non considero particolarmente bella o di pregio. Ma non è possibile ignorare che duemila persone, in pochissimi giorni, hanno firmato una petizione per chiedere che quell’albero non fosse tagliato. E su quella petizione, consegnata due anni fa in Comune, nessuno da Palazzo si è preso il disturbo di darci alcuna risposta». La battaglia per il cedro di piazza Verdi, insomma, presa come simbolo per un dibattito sul "verde" in città: «Tre anni fa il consiglio comunale aveva approvato una delibera per realizzare il piano regolatore del verde. Bene, quella delibera è stata semplicemente ignorata. Il destino di quel cedro - conclude Elisabetta Patelli - è il simbolo dell’atteggiamento di scarso rispetto che questa amministrazione ha verso il patrimonio naturale della nostra città».

a.cavalcanti

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