Lunedì 08 Giugno 2009

Rifugiati, ancora tensioni
Ultimatum del Comune

Rifugiati di Tavernola, tensioni ancora in atto, difficoltà per la cena e preoccupazioni per il futuro vicino e lontano. Una prima svolta si è verificata in questi giorni sul braccio di ferro con l’assessorato comunale ai Servizi sociali, che aveva fissato una scadenza, al 31 maggio: le famiglie ospiti del Centro di identificazione di Tavernola sarebbero dovute uscire e rendersi autosufficienti per casa e lavoro.
Dopo ripetuti no, tre famiglie su quattro, per un totale di sei adulti e cinque bambini, hanno accettato di trasferirsi in via Conciliazione, nel Centro per lavoratori in difficoltà, distante pochi passi dal Centro di identificazione dov’erano ospiti da diversi mesi. Avevano ottenuto lo status di rifugiato, non potevano più rimanere sia per il regolamento, sia perché l’edificio non è adatto per famiglie con bambini. Ma non sapevano dove andare. Hanno risposto no all’offerta di ospitalità solo per donne e bambini in via Conciliazione, chiedevano di restare uniti con gli uomini e il Comune ha acconsentito, ma in questo modo c’è posto per tre famiglie e l’assessorato ai servizi sociali ha dato una nuova scadenza: entro fine mese, dovranno trovarsi un alloggio e un lavoro, salvo verifica da parte dell’ufficio famiglie e minori. Intanto, i bambini sono stati iscritti alle mense scolastiche e solo adesso perchè in tutti questi mesi, le famiglie non sarebbero state a conoscenza del servizio. Anche la quarta famiglia, tre persone, sarà sistemata in via Conciliazione, non appena si libera una stanza e oltre all’assessorato ai Servizi sociali, si sono mobilitati il Centro di aiuto alla vita, per pannolini e generi alimentari per i bambini, il Banco alimentare e la Caritas. Inoltre la Cooperativa «Intesa Sociale», che gestisce il Centro di identificazione di Tavernola, ha anticipato 600 euro a famiglia come «pocket money» in attesa del rimborso comunale, mentre l’assessorato si è accollato i 1.350 euro di buoni pasto per nucleo familiare. Il pranzo viene consegnato dal servizio comunale, ma per la colazione e la cena, ciascuna famiglia dovrà provvedere da sé. È possibile preparare i pasti perché nel Centro di via Conciliazione è disponibile una cucina e l’assessorato ritiene che le famiglie possano e debbano attivarsi almeno con le più elementari faccende domestiche «anche per contenere le modalità assistenzialistiche», come dice un comunicato di Palazzo Cernezzi. Ma l’interruzione del servizio di consegna pasti, la sera e la domenica, ha suscitato malumori: le famiglie temono di non farcela, con i soldi e i generi alimentari che hanno a disposizione, ma soprattutto temono per il loro futuro dopo il 30 giugno, sentono il rischio di essere messe in strada. Il tempo è troppo breve per trovare casa e lavoro e perciò si sono recati di nuovo negli uffici di via Italia Libera a chiedere garanzie sulla permanenza in via Conciliazione anche oltre la fine di questo mese, con spese a carico del Comune e finchè non hanno trovato un lavoro, impegno dell’ente pubblico ad aiutarli nella ricerca di un alloggio e di un’occupazione, impegno di Palazzo Cernezzi a sostenere i costi dei pasti serali e della domenica. Gli impegni sono stati espressi ed è in corso la ricerca di soluzioni stabili. «La gara di solidarietà non coinvolge solo il Comune», conclude il comunicato.

a.cavalcanti

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