Martedì 09 Giugno 2009

L'allarme: soldi a Roma,
fra 3 mesi cantieri bloccati

Pagamenti a rischio da settembre  per aziende e fornitori dell’amministrazione provinciale; a repentaglio cantieri in attesa di stato di avanzamento dei lavori e servizi  che aspettano la liquidazione delle fatture: è l’effetto del “federalismo alla rovescia” che riguarda enti dai bilanci sani e dalla gestione scrupolosa.
Non è la prima volta che succede, ma in tempi di crisi il fenomeno diventa insopportabile e l’assessore provinciale al bilancio, Patrizio Tambini, ha scritto a tutti  i parlamentari comaschi per spiegare il paradosso e per chiedere un intervento presso il ministero dell’Interno. Una lettera molto tecnica, quella dell’assessore, ma un dato è fuori discussione: Villa Saporiti, anche quest’anno, deve versare all’Erario quasi dieci milioni di euro, esattamente 9 milioni, 663mila, 782 euro e 48 centesimi. Sono somme derivanti dal gettito proveniente dall’imposta provinciale di trascrizione al pubblico registro automobilistico e dall’imposta sulla Rca, assicurazione auto, imposte locali che sostituiscono i trasferimenti statali. Infatti, il decreto legislativo del ’97 ha stabilito che le Province avessero tributi propri, derivanti dalla compravendita e dal possesso di auto e ha tagliato per pari importi i trasferimenti dello Stato. In sostanza, Roma ha detto al territorio “ gestisciti i tuoi tributi”. E fin qui, nulla da obiettare, a parte la precarietà del gettito, perché tutto dipende dal mercato e dal numero delle auto. Il problema è insorto quando è stato imposto il “patto di stabilità”, cioè nessun ente locale può spendere più di quanto incassa, tanto entra, tanto esce. Anzi, se spende più di quanto incassa, è sanzionato: per esempio, non può più accendere mutui e quindi si bloccano le opere pubbliche. Il caso si apre perché i 9,663 milioni di euro vanno calcolati come un’uscita qualunque di cassa, come fossero una spesa corrente e questo sballa il “patto di stabilità”. Perciò, a settembre, l’amministrazione provinciale deve bloccare i pagamenti alle aziende che lavorano per lei e ai fornitori di beni e di servizi: ha esaurito il budget, per così dire.
«È successo l’anno scorso, è successo due anni fa - afferma l’assessore Tambini - a settembre, abbiamo bloccato i mandati di pagamento. Altrimenti, saremmo usciti dal patto di stabilità. Li abbiamo sbloccati a gennaio. Ci sono imprese che sono in grado di lavorare ancora e aziende che non possono proseguire». Infatti, non tutti sono in grado di far da banca, per così dire, a un ente pubblico. Hanno bisogno di liquidità, in  particolare nei momenti di stretta del credito. «Per questo - prosegue Tambini - ho scritto ai nostri parlamentari, chiedendo un intervento presso il Governo affinché le somme dovute non contino come uscite tali da squilibrare il patto. Il nostro ente è in grado di pagare opere, beni e servizi ogni mese dell’anno. Quei dieci milioni di euro sono dovuti all’Erario e non intendiamo trattenerli. Però non possono essere considerati una spesa corrente, come se stessimo svuotando le casse».
Nella stessa situazione della Provincia di Como sono anche Milano, Brescia, Bergamo e Varese: come i normali cittadini, hanno il problema di tributare allo Stato cospicue risorse. Non solo sono sulla riva del fiume (finanziario) perduto, ma non riescono più a far fronte ai propri impegni verso l’economia e la società. Di più, sono nell’imbarazzo di spiegare ai cittadini che hanno un tesoretto, ma non è disponibile: nel 2007, per esempio, Villa Saporiti ha avanzato quasi 7,7 milioni di euro, su un bilancio accertato da 164 milioni. Per il “patto di stabilità” non li può adoperare.

a.cavalcanti

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