Domenica 14 Giugno 2009

La rabbia del popolo del cedro
domani farà breccia in consiglio

Decine di lettere, commenti sul sito Internet del giornale «La Provincia», messaggi su «Facebook». Dopo l’abbattimento del cedro davanti al Teatro Sociale, esplode la rabbia di chi avrebbe voluto salvare la pianta. Reazioni che Elisabetta Patelli, responsabile provinciale dei Verdi e capofila della protesta iniziata nel 2006, commenta così: «Quello che sta accadendo in queste ore dimostra che non erano solo dieci ecologisti a opporsi al taglio dell’albero. Sono migliaia i cittadini che non condividono la scelta del Comune. Ormai il danno è stato fatto, ma intendiamo comunque portare la vicenda in consiglio comunale. La mozione che avevamo predisposto - spiega Patelli - verrà discussa lunedì sera (domani, ndr) anche se, a questo punto, il tema diventa un altro. Vogliamo discutere dell’atteggiamento tenuto dall’amministrazione, che non ha minimamente preso in considerazione le proteste di tanti comaschi e ha ostentato sicurezza, salvo poi far abbattere la pianta di notte». E domani sera i cittadini contrari al taglio del cedro si presenteranno nuovamente nell’aula di Palazzo Cernezzi: «I responsabili sono il sindaco e la giunta, l’assessore Caradonna è stato un mero esecutore - dice Patelli - e mi dispiace che abbia subito minacce».
Intanto, sebbene il cedro non ci sia più, su «Facebook» continuano ad aumentare gli iscritti al gruppo «Salviamo il cedro di Piazza Verdi». Sono arrivati a 725 e sul sito compaiono 75 messaggi, quasi tutti all’insegna dell’amarezza e della delusione. Non mancano le autocritiche («dovevamo essere più incisivi e agire prima», scrive Mariarosa) ma c’è anche chi si lascia andare a pesanti insulti nei confronti degli amministratori locali. Patrizia Signorotto, invece, è l’autrice di una delle tante lettere giunte in redazione: «L’arroganza dimostrata nel non voler sentire le proteste, nel non voler discutere e nel risolvere il problema di notte - scrive - fa paura. La questione era stata posta in modo civile, con duemila firme e un presidio pacifico in consiglio comunale. Mi sono trasferita a Como da un anno e mezzo e sono preoccupata dal primo approccio avuto con l’amministrazione della città». Sul sito de «La Provincia» (www.laprovinciadicomo.it), Antonella scrive: «È frustrante vedere che chi ci rappresenta, per poter vincere a tutti i costi, evita il confronto democratico».

a.cavalcanti

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