Martedì 16 Giugno 2009

Giallo sui rimborsi del vicesindaco
Cattaneo li pretese due volte?

Si complica il quadro dell’inchiesta aperta nei confronti del vicesindaco di Como Francesco Cattaneo, indagato per avere chiesto e ottenuto il rimborso di 18.695 chilometri percorsi con la propria auto in un solo anno, all’epoca in cui era contemporaneamente sindaco di Rovellasca e assessore provinciale (e vice del presidente Leonardo Carioni).
Secondo quanto appurato dalla Procura della Repubblica, che procede su una ipotesi di peculato, Cattaneo avrebbe richiesto in più di una circostanza un doppio rimborso, in Municipio e a Villa Saporiti, per lo stesso tragitto automobilistico.
Difficile dire quale fosse l’ente "giusto". Ipotizzando che risiedesse nel comune capoluogo - aveva in uso un appartamento in via Cardano, tra Monte Olimpino e San Fermo - allora potrebbe considerarsi lecita la domanda di rimborso sottoposta al Comune di Rovellasca (e non all’ente Provincia), viceversa, se la residenza effettiva fosse stata nella Bassa (a Origgio), si dovrebbe allora considerare illegittima qualunque istanza di rimborso inoltrata al Municipio, e lecite quelle presentate in provincia. Gran parte dell’indagine si basa, non a caso, sul nodo centrale del domicilio effettivo di Cattaneo. Tra la documentazione raccolta dalla Procura ci sono tutti i tabulati del Telepass del vicesindaco - acquisiti per verificare gli spostamenti in autostrada, gli orari di ingresso e quelli di uscita - ma ci sono soprattutto le bollette che certificano i consumi della casa di Como. In particolare, il traffico sulla linea telefonica dell’utenza di via Cardano farebbe pensare a una residenza effettiva, tale quindi da rendere illegittimi i rimborsi richiesti a copertura delle spese sostenute per raggiungere via Borgo Vico, sede dell’Amministrazione provinciale. Il vicesindaco, dal canto suo, si difende. Assistito dall’avvocato Renato Papa, ha già ribadito, anche davanti al magistrato, di non essersi mai sognato di pretendere la corresponsione di somme non dovute. Soprattutto nega di essersi fatto mai rimborsare contemporaneamente da entrambi gli enti. Il presunto peculato si aggirerebbe in ogni caso attorno ai 15mila euro. L’indagine è quasi completa. Si attende la trasmissione dei cosiddetti avvisi di conclusione, poi l’indagato avrà a disposizione i canonici venti giorni per chiedere di essere nuovamente interrogato.
Potrà insomma chiarire di nuovo la sua posizione, come aveva già tentato di fare a gennaio, quando fu interrogato per la prima volta dal magistrato.

a.cavalcanti

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