Mercoledì 17 Giugno 2009

La Caritas comasca
in aiuto agli "invisibili"

La Caritas e gli invisibili. Va a cercare “gli ultimi degli ultimi” nei luoghi degradati, apre i propri sportelli ai bisognosi, resta in ascolto dei vecchi e dei nuovi poveri. Ma c’è un’attività che non conosce statistiche ed è rivolta ad una categoria che, stando al Vangelo, precederà le altre nel Regno dei cieli. E’ quella delle donne che esercitano il mestiere più antico del mondo. Non sono invisibili. Anzi, sono in vetrina, condizione essenziale per lavorare e per vivere, a parte le nuove forme d’esercizio in appartamento che però non cambia la tipologia dell’attività. «Visibili come oggetti, ma non come persone», precisa Roberto Bernasconi, direttore Caritas, che sta organizzando la prossima spedizione di volontari lungo le strade comasche. «Non come persone - ripete – perchè se così fosse, non ci sarebbe mercimonio. Anzi, a questo proposito, mi chiedo dove siano finite le maxi sanzioni minacciate l’anno scorso per tutti coloro che sarebbero stati colti anche solo in fase di avvicinamento alle prostitute, mi chiedo quanti siano stati davvero scoraggiati, perchè il punto rimane uno solo: il mercato esiste perchè mercanteggiano anche persone insospettabili. I clienti appartengono alla fascia medio-alta, non solo per reddito, ma anche per cultura».
Lungo le strade, i volontari della Caritas non sono mai stati respinti dalle “ragazze della notte”,vecchie e nuove conoscenze, alle quali non hanno offerto conversione, ma ascolto, innanzitutto e un indirizzo al quale rivolgersi nel caso avessero bisogno, sopratutto bisogno di cambiar vita. E’ più difficile individuare ed aiutare chi è organizzata in un appartamento ed esercita nel privato, ma la voce circola e dunque chi ha bisogno sa a chi rivolgersi. Un altro fenomeno presente a Como, città di confine, è quello delle “pendolari del sesso” che lavorano nei night e nelle saune del Canton Ticino, locali frequentati all’80% da italiani e non potrebbe essere altrimenti, perchè sono stati predisposti guardando proprio a questo lato del confine. In attesa del posto al di là dalla frontiera o respinte in una delle frequenti retate della polizia, le “artiste”, che sui permessi, quando esistono, vengono definite assistenti, restano a Como e più di una ha chiesto alla Caritas un altro progetto di vita. Esistono case alloggio ed istituti segreti in cui le ragazze intenzionate a cambiar vita sono ospitate e spesso si tratta di percorsi faticosi, critici, con ripensamenti: chi lavorava sulla strada, riusciva ad accantonare risorse da mandare al proprio Paese. Ma, uscita dal giro, dovrà  imparare a risparmiare, a gestire se stessa, a pagare un affitto. E c’è chi ha versato tutto agli sfruttatori, per riscattare il prezzo del viaggio, del soggiorno e del lavoro in Italia. E’ stata minacciata, schiavizzata, non ha più niente e neppure la speranza. La Caritas dice che, invece, c’è sempre.

a.cavalcanti

© riproduzione riservata