Mercoledì 17 Giugno 2009

"Mio nipote Sherif,
da Guantanamo torna a Como"

L’Italia accoglierà alcuni detenuti di Guantanamo. È una delle novità concordate durante il recente incontro tra il premier Berlusconi e il presidente americano Obama. Una decisione che interessa da vicino anche Como, visto che una delle persone incarcerate nella prigione cubana aveva chiesto, nei mesi scorsi, di poter rientrare proprio nella nostra città. Si tratta di Sherif el Meshad, egiziano, arrestato nel dicembre 2001 in Afghanistan e dal febbraio dell’anno successivo rinchiuso a Gaantanamo. Dal 1997 al 2001 Sherif aveva vissuto a Camerlata, in via Turati, ospite dello zio. Poi, la partenza per l’Iran, l’approdo in Afghanistan e l’arresto, perché sospettato di essere un terrorista. Ma l’uomo si è sempre dichiarato innocente e, dopo oltre sette anni di prigionia, nel febbraio di quest’anno si è aperto uno spiraglio: le autorità americane avrebbero rivalutato la sua posizione, inserendolo in un elenco di sette detenuti da consegnare all’Italia. Ieri, appresa la notizia dell’accordo tra il nostro Paese e gli Usa, lo zio Ezzat El Arabj, che gestisce un phone center in via Milano, ha iniziato a sperare che Sherif facesse parte del gruppo di detenuti che presto lasceranno Guantanamo e arriveranno in Italia. Ma, stando alle informazioni giunte nel corso della giornata, il nome del nipote di Ezzat non compare in questa prima lista (dovrebbero essere tre tunisini i detenuti da scarcerare). «Spero ancora che mio nipote possa essere liberato - ha commentato ieri Ezzat El Arabj - Per il momento non ho ricevuto comunicazioni ufficiali, sto cercando di sapere qualcosa attraverso le organizzazioni che seguono la vicenda e mi pare che qualche segnale positivo ci sia. In totale si ipotizza la consegna di sette persone all’Italia e mio nipote dovrebbe essere il primo del prossimo gruppo. Non ho parlato con lui, ma so che ha avuto contatti telefonici con la madre - ha aggiunto lo zio - Mi dicono che in questa fase si deve mantenere la calma e saper aspettare, perché forse qualcosa si sta muovendo e la situazione potrebbe sbloccarsi. Lo spero tanto, visto che a Sherif hanno già tolto quasi otto anni di vita, senza un vero motivo e un regolare processo. Confido nell’amministrazione Obama, di recente ho persino inviato una lettera al presidente». Ezzat ha quindi ribadito di essere pronto ad accogliere nuovamente il nipote, definito «un ragazzo tranquillo, che non ha mai fatto niente di male a nessuno». La notizia del suo possibile ritorno a Como aveva già scatenato polemiche e reazioni contrastanti nel mondo politico locale.

a.cavalcanti

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