Venerdì 19 Giugno 2009

Più tasse, meno ricerca
Acque agitate all’Insubria

Acque agitate all’Università dell’Insubria. Gli studenti protestano per l’aumento delle tasse, mentre a suscitare il malumore tra i docenti è una circolare del ministero che, di fatto, impedisce all’ateneo di inserire nel proprio organico ricercatori finanziati da enti, fondazioni o realtà industriali. Il fronte più caldo riguarda la seconda rata delle tasse universitarie. Proprio oggi scade il termine per il pagamento e molti studenti dell’Insubria, negli ultimi giorni, sono tornati a lamentarsi per l’aumento record del contributo richiesto. Gli importi sono cresciuti esponenzialmente dopo la decisione di utilizzare un nuovo indicatore reddituale, l’Iseeu, adottato per la verità anche da altre università italiane. Nel mirino degli universitari comaschi sono finiti, non a caso, i coefficienti di calcolo scelti dall’Insubria più che il meccanismo in quanto tale. Valori che, stando ad alcuni bollettini raccolti dai rappresentanti studenteschi, avrebbero comportato aumenti compresi tra il 100 e il 300%, rispetto alla seconda rata dell’anno scorso. Il meccanismo introdotto per calcolare l’importo che ogni iscritto deve versare (sulla base del reddito, del patrimonio e della facoltà frequentata, parametri poi combinati tramite una complicatissima formula matematica), sembra presentare, insomma, più di una falla. E le lamentele proseguono anche sul web, tanto che il gruppo di Facebook «Tasse più basse all’Insubria» ha raggiunto quota 779 utenti registrati. In una nota, comunque, l’ateneo ieri ha fatto sapere che «gli effetti dell’applicazione del nuovo sistema contributivo sono al vaglio di una commissione, cui partecipano rappresentanti degli studenti, per correggere eventuali difettosità». Disponibilità al dialogo è stata espressa anche dal rettore Renzo Dionigi. Gli studenti, a questo punto, mirano ad abbassare almeno gli importi delle rate dell’anno prossimo, ma nel comunicato di ieri l’Insubria lascia poco spazio all’ottimismo: «A causa della grave limitazione del finanziamento pubblico - si legge - la componente della contribuzione studentesca al bilancio universitario diverrà più significativa».
Il secondo tema che tiene banco nei corridoi della sede comasca riguarda il cosiddetto «turnover». Nel 2008 l’Insubria ha registrato pensionamenti e cessazioni tali da liberare circa un milione di euro l’anno (stipendi che non verranno più pagati), cifra che la legge consente di destinare, per una quota non superiore al 50%, a nuove assunzioni. Peccato che, con una recente nota, il ministero abbia ufficializzato un autentico paradosso: eventuali fondi stanziati da enti esterni all’ateneo e finalizzati all’assunzione di ricercatori a tempo determinato, vanno conteggiati come se si trattasse di risorse interne. Pertanto, se questi “regali” comportano un superamento della citata quota del 50%, non possono essere accettati. Il caso è approdato addirittura in Parlamento, attraverso un’interrogazione a risposta scritta rivolta dal senatore lariano Alessio Butti al ministro Gelmini. «L’Insubria ha impegnato il 50% per assunzioni già decise, quindi ora dovrebbe rifiutare le sovvenzioni di enti pubblici o privati - spiega Butti - Si disincentivano, incomprensibilmente, i finanziamenti indirizzati dal mondo dell’industria a quello accademico».

a.cavalcanti

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