Mercoledì 01 Luglio 2009

Il progetto: <Una cittadella
dello spettacolo con sale 3D»

«Como sta riflettendo perché da capitale del cinema, con ben 37 sale, è diventata maglia nera? Credo che da Cantù possa venire un aiuto, importante e decisivo, per invertire la tendenza. Basta volerlo e la soluzione non è così lontana...». Paolo Petazzi, 38 anni, titolare di «Cinelandia», realtà che occupa 250 dipendenti e che ha sale cinematografiche sparse nel Nord Italia - dalla bassa padana di Lodi ad Aosta - è pronto a sbilanciarsi. E a scendere in campo. «Non lo faccio per interesse - tiene subito a precisare Petazzi - ma perché sono legato al territorio. Quindi se qualcuno è pronto a pensare che io voglia approfittare della situazione si sbaglia di grosso. E con me lasci perdere. Se decido di aprire una sala cinematografica lo posso fare ovunque. Magari anche a Riccione o in Versilia. O dove ritengo più opportuno. Ma con Como e Cantù è diverso. Qui voglio lasciare un’impronta che è legata più all’affetto per questo territorio che al business. Ed è per questo che sono pronto a fare qualcosa di unico. Qualcosa che faccia parlare di sé. Sono pronto a discuterne con chi ha seriamente a cuore la questione. Ma se non troverò attenzione lo farò con le mie sole energie, magari con più calma, senza forzare i tempi».
- Stiamo parlando di un multisala supertecnologico da realizzare a Como?
<No. O almeno non solo. Sto pensando a una cittadella dello spettacolo, che avrà al centro il grande schermo con tutte le sue più importanti innovazioni tecnologiche, a partire dal 3D. Ma sarà soprattutto una cittadella dove una famiglia intera può trovare svago e divertimento. Dove si potrà anche pranzare e trascorrere un’intera giornata. Di cinema,  ma non solo.
- Non le sembra di proporre un’abbuffata a una città che, cinematograficamente parlando, è destinata alla fame?
<Nella prima metà degli anni Novanta, quando fummo tra i primi ad aprire un multisala in un centro commerciale, in molti furono cattivi profeti nel dirmi che quell’esperienza non sarebbe durata. Da allora molto è cambiato, nei gusti e nelle esigenze dei giovani e delle famiglie. Non sto proponendo un ennesimo centro commerciale, ma qualcosa che in Italia ancora non c’è. Capisco che non si potrà realizzare in centro a Como, perché non vi sono spazi adeguati. Ma sulla direttrice Cantù-Como, questo sì. A chi potrebbe obiettare che questo progetto soffre di megalomania voglio solo ricordare che il nostro quartier generale canturino di via Caduti di Nassirya gestisce ogni anno una realtà di oltre due milioni di spettatori e che andremo oltre perché stiamo aprendo nuove sale a Cuneo e Verbania.
- Insomma una realtà composita e in continua crescita. Prevede tempi brevi per questo fiore all’occhiello?
<Per il momento questa è un’idea. Se questa opportunità può essere messa al servizio della comunità bene. Se ne può parlare anche subito. Altrimenti non ho fretta. Ma una cosa è certa. Questo è un sogno che ho nel cassetto, ma che intendo realizzare.
- Nel frattempo?
<Intanto i comaschi amanti del grande schermo sanno che non sono rimasti "orfani". Il 15 luglio nel multisala di Cantù proponiamo in prima visione il film di Harry Potter, mentre il «Lux» resterà chiuso sino al 28 agosto. Per il nostro storico locale sono in programma energici lavori di restyling e quando riapriremo lo faremo nella magia del 3D. Per gli appassionati sarà un momento epocale, perché la tridimensionalità rappresenta un modo del tutto nuovo di assistere a un film. Si tratterà di una ripartenza con il "botto" perché proporremo l’attesissimo «Era glaciale 3». Un «Lux» dunque che ritorna al massimo fulgore della tecnologia. Ma nulla al confronto di quello che intendo realizzare».
Luciano Barocco

a.cavalcanti

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