Lunedì 21 Settembre 2009

Titoli di Stato miliardari,
spunta la pista russa

COMO L’appuntamento era a Ginevra. È nella città affollata da circa 200 organizzazioni internazionali, governative e non, da uffici consolari di decine di Paesi di tutto il mondo e perfino dal quartier generale dell’Onu nel cuore d’Europa, che i due misteriosi giapponesi con la ventiquattr’ore foderata di buoni del tesoro Usa erano diretti quando, il 3 giugno scorso, sono stati bloccati alla stazione internazionale di Chiasso dalle fiamme gialle. A oltre tre mesi dal clamoroso sequestro da 134,5 miliardi di dollari in bond e promissory notes e a un mese da un secondo clamoroso sequestro di titoli di Stato - il cui valore dichiarato anche in questo caso superava i cento miliardi di dollari - trovati in possesso a due filippini intercettati e arrestati all’aeroporto di Malpensa, prosegue nel più assoluto silenzio l’inchiesta della guardia di finanza sul mistero di Chiasso. Un’inchiesta dai risvolti e, soprattutto, dai coinvolgimenti clamorosi.
Mancano conferme ufficiali e tutto è ancora da verificare, ma da quanto sarebbe emerso nel corso degli accertamenti delle fiamme gialle pare che Mitsuyoshi Watanabe e Akihiko Yamaguchi stessero portando il loro tesoro di carta a Ginevra, dove si sarebbero dovuti incontrare con alcuni cittadini russi, pare dei diplomatici. A combinare l’incontro quell’Alessandro Santi, 72enne milanese con villa a Carimate, finito nell’inchiesta sul mistero dei bond dopo che il suo nome è emerso dalle carte trovate in possesso ai due cittadini giapponesi. In alcuni atti notarili, il nome di Santi era accompagnato da alcune percentuali, quelle pattuite come compenso qualora l’affare fosse andato a buon fine. Già, ma che tipo di affare? Su questo il mistero è ancora fitto. Se davvero i russi con i quali Watanabe e Yamaguchi si sarebbero dovuti incontrare erano dei diplomatici, sarebbe la conferma dei sospetti di molti, ovvero che dietro il giallo dei bond di Chiasso vi sarebbero non già dei privati bensì i governi, in questo caso quello di Tokyo e il Cremlino. Se così fosse è facilmente ipotizzabile che alcuni di quei titoli di credito, e più precisamente i cosiddetti Kennedy Bond (10 dal valore nominale di un miliardo di dollari l’uno), siano autentici. La seconda ipotesi è che le carte griffate "governo degli Stati Uniti" dovessero servire come garanzia per un qualche affare internazionale.
Quale fosse il compenso per il carimatese coinvolto in questo mistero economico, Santi si sarebbe dato molto da fare per riuscire a fissare l’appuntamento giusto ai due giapponesi. Dalle carte sequestrate dalle fiamme gialle, infatti, emergerebbero numerosi contatti tra il 72enne con casa in Brianza e diversi governi stranieri. Il giallo continua, con l’aggiunta del nuovo sequestro di bond a Malpensa.
P. Mor.

a.cavalcanti

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