Venerdì 25 Settembre 2009

Una valanga di lettere e mail
Tutti contrari: "Abbattetelo"

COMO - Lettere, e-mail, telefonate. Sono centinaia i messaggi arrivati a La Provincia in risposta all’appello per l’immediato abbattimento del muro costruito sul lungolago. C’è chi parla di «fertile incapacità», chi invoca «dimissioni di massa», chi scomoda il Manzoni parodiandone i «Promessi sposi» («Quel muro del lago di Como, che volge a Palazzo Cernezzi, tra due catene non interrotte di asfalto, tutto a ruspe e trivelle...»), chi semplicemente piange il proprio lago inghiottito in quella inverosimile trincea di cemento. È un partito trasversale, che calamita adesioni di estrazione eterogenea.

Di «muraglia» da abbattere «assolutamente» parla l’ex sindaco Renzo Pigni, peraltro da sempre contrario alla realizzazione delle paratie: «Ritenevo più idoneo - scrive - l’allargamento a un livello più alto del marciapiede, da Villa Geno all’hangar. Il tratto di passeggiata per VillaOlmo, voluta con coraggio dal sindaco Lino Gelpi, poteva essere una utile indicazione». Nicola Molteni, deputato, Lega Nord: racconta che addirittura a Roma, questa settimana, quella del muro comasco è stata la barzelletta più gettonata. «Vicenda tragicomica - dice - Spero che siano accertate le responsabilità e che, con un pizzico di buon senso, sia restituita al lago la sua dignità».
Leonardo Carioni: «La mia è una posizione di buon senso - commenta il presidente dell’amministrazione provinciale -. Ho visto quel muro e sinceramente mi ha lasciato basito. Penso e spero che il sindaco e l’amministrazione rivedano il progetto. Del resto all’inizio si parlava di paratie mobili... Siano mobili davvero, anche se dovessero costare di più. È un’opera che resta, non è su un lavoro di questo genere che va fatta economia...».

Non meno tenero Achille Moioli, Pdl, assessore al Turismo della Amministrazione Provinciale, che ventila anche l’opportunità di mandare l’intero progetto a gambe all’aria: «Al di là delle responsabilità, che non posso conoscere, da assessore al turismo dico che dobbiamo difendere a tutti i costi il lungolago, un patrimonio dei comaschi e del mondo. Per assurdo, a questo punto potremmo addirittura annullare tutto il progetto delle paratie, se in questo modo si riuscisse a salvaguardare il paesaggio. Spetta ai tecnici trovare le soluzioni. E chi ha sbagliato, politico o tecnico che sia, deve pagare».
Aderisce alla campagna del giornale anche il segretario generale della Cgil di Como, Alessandro Tarpini, tra i meno teneri con l’amministrazione: «Rimane il profondo sconcerto sull’intera vicenda paratie - scrive Tarpini -, come su altre questioni altrettanto scottanti, Ticosa e Trevitex solo per fare qualche esempio. Il tutto pone anche un problema più generale, di etica delle responsabilità. Mi pare, che ci si trovi di fronte a un problema di legittimazione e di affidabilità di un’intera classe dirigente. Forse è tempo che chi di dovere si assuma le sue responsabilità di fronte ai cittadini e tragga le conseguenze del caso».

a.cavalcanti

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