Giovedì 01 Ottobre 2009

Manca l’insegnante di sostegno
Bambina rifiutata dalla scuola

COMO Mancano insegnanti di sostegno e lei non può andare a scuola. Questa, in sintesi, l’incredibile storia di Sonia, una bambina di tre anni con problemi motori che si è vista rifiutare la possibilità di frequentare, come gli altri bambini, una scuola materna.
Un’“odissea” che, per i suoi genitori, inizia lo scorso giugno: «Dopo aver iscritto - dice la madre Clelia Toscano - nostra figlia all’istituto comprensivo di Como-Albate sono iniziati i primi problemi. In primis sul posto che, essendo noi di fuori stradario, non ci era stato assicurato: l’alternativa era iscrivere la piccola nella nuova struttura di Trecallo, che non avrebbe permesso di portarla e andarla a prendere né a me né a mio marito, che lavoriamo, né ai nonni, che non guidano. Accettata l’iscrizione ad Albate è iniziato il problema del sostegno che l’allora preside, ora trasferitasi, ci ha negato senza alcuna spiegazione. Anche in seguito la richiesta del sostegno, di competenza del dirigente scolastico, è rimasta sul tavolo della presidenza senza essere inoltrata: situazione che ha reso impossibile la regolare entrata a scuola di mia figlia». Così, a inizio anno scolastico, i genitori sono andati a chiedere spiegazioni al nuovo preside «che - continua la madre - ci ha detto di rivolgerci al comune di Senna Comasco dove risiediamo che, per tutta risposta, ci ha indirizzati all’Ufficio scolastico provinciale. Dove infine ci è stato risposto che, a seguito dei tagli, non c’erano abbastanza insegnanti di sostegno per tutti gli alunni». Una situazione che ha letteralmente messo con le spalle al muro i due genitori costringendoli ad affidare la figlia alle cure dei nonni: «Non solo - continua la signora Toscano - non potevamo iscrivere nostra figlia alla scuola pubblica ma persino le paritarie gestite dalle suore la rifiutavano per i costi troppo alti che avrebbero dovuto sostenere. Una ci ha persino chiesto, per tenerla, una cifra elevatissima: ben 18 euro all’ora che, come famiglia, non avremmo mai potuto sborsare». Una situazione davvero critica: «I nonni, pur avendo il tempo per curarla, sono anziani e faticano a seguirla in tutte le sue esigenze. E per lei non bastano più: dopo tre anni di ospedalizzazione Sonia avrebbe bisogno di inserirsi in un nuovo contesto extra familiare in contatto con i suoi coetanei ma con l’assistenza di un adulto che l’aiuti a scendere le scale e che le faccia acquisire più sicurezza nei suoi movimenti in cui è sempre più autonoma: nella speranza che, nei prossimi anni, possa muoversi agevolmente senza nessun supporto. È semplicemente vergognoso che, nonostante la legge garantisca a tutti il diritto all’istruzione questo sia negato, nei fatti, dalla mancanza di personale o da altri problemi organizzativi». Ora la signora Toscano, con la tenacia che solo l’amore di una madre per la figlia può dare, rivolge un appello «a chiunque, scuola o istituzione, mi possa aiutare a risolvere definitivamente la situazione». Speriamo davvero che non rimanga inascoltato.
Matteo Borghi

a.cavalcanti

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