Giovedì 01 Ottobre 2009

Sanavita, il "guru"
verso una pena mite

COMO Sulla panchina cemento colorata di bordeaux dell’atrio del palazzo di giustizia siedono, una stretta all’altra, sei ragazze. I loro nomi compaiono nell’elenco delle pazienti del guru dell’anoressia Waldo Bernasconi. Nella tesi della procura, potrebbero potenzialmente essere considerate vittime della truffa ordita da chi psicologo (sostiene l’accusa) non lo è mai stato. Invece in tribunale si sono presentate non per puntare il dito, quanto piuttosto per raccontare: «Il professore ci ha salvate».
È giunto il momento della verità per il "professore" di Lugano, inventore di una teoria (passata alla storia come "neoreichiana") per la cura dei disturbi alimentari che ha fruttato in pochi anni quasi 13 milioni di euro in parcelle, e per i suoi più stretti collaboratori (gli imputati sono in tutto dieci, Bernasconi incluso) accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa aggravata, esercizio abusivo della professione psicologica e medica e violenza sessuale.
Il momento della verità potrebbe essere meno amaro - per le persone finite davanti al giudice delle udienze preliminari - di quello prospettato nell’atto d’accusa. A margine della prima udienza, infatti, procura, difese e parti civili hanno iniziato a studiare una strada che eviti quello che si preannuncerebbe un processo lungo, doloroso e dall’esito incerto, anche pensando al rischio prescrizione di alcuni reati contestati e agli effetti dell’indulto.
La strada che potrebbe essere imboccata garantirebbe al principale imputato della presunta maxi truffa ai danni di oltre 400 pazienti (le ragazze che si sono costituite parte civile contro il guru, ieri, sono state "soltanto" sessanta, a cui si aggiungono quattro Asl) un patteggiamento ad appena due anni di reclusione con tanto di sospensione della pena. Niente carcere, dunque, per Waldo Bernasconi (difeso fin dall’inizio dell’inchiesta dagli avvocati Angelo Giuliano e Piermario Vimercati). C’è un "ma", però, tra l’ipotesi di pena e la sua realizzazione. Anzi, più d’un "ma": innanzitutto la maggioranza delle parti civili dovranno essere d’accordo con la proposta di patteggiamento; in secondo luogo tutti gli imputati dovranno patteggiare, se solo uno di loro dovesse scegliere un rito differente l’accordo salta; infine - ma non da ultimo - tutti gli imputati dovranno impegnarsi formalmente a non frapporre ostacoli alla vendita giudiziaria della villa di Lugano che ospitava la casa di cura SanaVita, i cui introiti serviranno a risarcire le parti civili.
Su quest’ultimo aspetto ieri, prima che l’udienza preliminare venisse aggiornata al 10 ottobre prossimo, il pubblico ministero Mariano Fadda ha formalizzato un’istanza di sequestro della villa, il cui valore è stimato sui 3 milioni di euro, a cui si dovrebbe togliere circa un milione di euro di ipoteca.
Per sapere se questa sarà la soluzione finale bisogna attendere almeno una decina di giorni. Giornate non facili per le vittime, chiamate a dipanare una matassa interiore non così agevole da sciogliere: accettare il risarcimento del danno e chiudere con un patteggiamento certo da trascrivere sul certificato penale di Bernasconi e della sua équipe, oppure accettare un processo doloroso, lungo e incerto. In nome della giustizia.
P. Mor.

a.cavalcanti

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