Venerdì 16 Ottobre 2009

«Niente ordinanza sul burqa
Qui il problema non esiste»

COMO A Drezzo il sindaco Cristian Tolettini ha firmato un’ordinanza anti burqa. E subito l’assessore leghista del Comune di Como, Diego Peverelli, ha chiesto pubblicamente che venga presa in considerazione la possibilità di farne una uguale o simile anche nel capoluogo. «E’ una necessità ha spiegato l’assessore al Verde – perché stiamo parlando di sicurezza e diritti». L’ordinanza di Tolettini, anche lui lumbard, non è contraria al burqa in se stesso, ma vieta semplicemente di aggirarsi e frequentare luoghi pubblici con il volto coperto. Il primo cittadino di Como, Stefano Bruni, ha però fermamente respinto l’idea di un simile provvedimento e ha parlato di «un problema che non c’è». «Condivido la preoccupazione del sindaco di Drezzo – ha commentato Bruni – ma per quanto mi riguarda nella nostra città il problema non esiste. Non c’è una esigenza sentita e diffusa sul territorio di vietare, con un apposito provvedimento, che la gente si copra il volto con indumenti o altro. Non mi pare che a Como si vedano molte persone andare in giro con il volto coperto o mascherato. Ad ogni modo – ha concluso il sindaco – se effettivamente emergerà il problema rifletteremo sul da farsi”.
L’assessore Peverelli è di opinione completamente opposta. Per lui il problema c’è, eccome: «Il sindaco pensa che manchino gli elementi per fare questa ordinanza. Invece gli elementi ci sono, e anche il problema è reale. Si tratta di garantire la sicurezza dei cittadini. Per esempio negli uffici dell’anagrafe entrano donne con il velo che copre il volto. Come si fa a dire che il problema non c’è? Se poi il sindaco per sua scelta decide di tollerare il problema, questa è un’altra questione. Ma non si può negare che non esista. Io non posso sostituirmi al sindaco, ma personalmente sono convinto che ci siano le giuste cause per arrivare all’ordinanza come quella di Drezzo». Per Peverelli la questione non è se esista o meno il problema, ma è impedire situazioni di pericolo pubblico. In questo gli fa gioco l’episodio dell’altro giorno, quando alla caserma Santa Barbara di Milano un kamikaze si è fatto esplodere. «Dobbiamo aspettare che qualcuno si faccia saltare in aria in una scuola? - domanda retoricamente l’assessore lumbard –. Tra l’altro mi sembra che esista già una legge che obbliga a rendere visibile la propria identità e riconoscibile il proprio volto. Non si può girare con il casco in testa, perché si dovrebbe poterlo fare con il velo? Quindi non capisco perché il sindaco dica che l’ordinanza non si deve fare se non per una sua scelta personale».
Dario Alemanno

a.cavalcanti

© riproduzione riservata