Como si gioca
un pezzo di futuro

E’ una sfida per tutti i comaschi. Sul recupero e la valorizzazione di Villa Olmo la nostra città si gioca un pezzo del proprio futuro.

Con questa convinzione, nei mesi trascorsi, il nostro giornale non ha fatto sconti all’amministrazione comunale di fronte ai ritardi accusati in fase di progettazione. Ora, salvo imprevisti, siamo finalmente alla vigilia dei lavori finanziati dalla Fondazione Cariplo e nel giro di un anno il monumento, in particolare il parco e le serre, sarà restituito ai comaschi in una veste totalmente nuova.

Se la realtà sarà fedele ai rendering del progetto la nuova Villa Olmo sarà un vero e proprio gioiello. Come tale, va da sé, bisognerà averne particolare cura attrezzandosi per tempo affinché vi sia una gestione dedicata, certamente diversa rispetto a quella attuale che, in un contesto di grande trascuratezza, ha fatto e tuttora fa poco e male.

La villa e il parco sono beni pubblici e come tali è giusto che restino accessibili a tutti gratuitamente (si pagherà il biglietto solo per l’orto botanico nell’area delle serre) ma allo stesso tempo è necessario che un bene così prezioso generi reddito, almeno in misura sufficiente da ripagare le spese di manutenzione. Non è immaginabile che il Comune si faccia carico, di anno in anno, di un onere del genere. Bene allora la creazione di un nuovo soggetto che garantisca una gestione efficiente. Sia però, a prescindere dalla forma giuridica (si ipotizza di creare una fondazione o un’associazione), un soggetto guidato da persone competenti e motivate, meglio se giovani e con una provata esperienza al vertice di realtà analoghe. Si tratta di ovvietà? In generale sì, ma non nel caso delle società partecipate: la storia insegna che il più delle volte i vertici sono stati scelti in virtù dell’appartenenza partitica anziché del merito.

L’idea di una gestione privatistica di un bene come Villa Olmo è ambiziosa e innovativa (precedenti simili in Italia ce ne sono pochi). Non aiuta a essere ottimisti il fatto che la parola decisiva, su questa vicenda, sarà posta dal consiglio comunale. La massima istituzione locale, diciamocelo, non ha offerto un bello spettacolo negli ultimi anni, spesso non ha dato prova di grande maturità e consapevolezza rispetto ai problemi della città. Il tema arriverà in aula tra qualche mese quando sarà già infuocato il clima politico alle porte del voto amministrativo. Ed è naturale la preoccupazione che, in un verso o nell’altro, prevalga la tentazione di speculare, sul piano elettorale, su una questione che al contrario dovrebbe unire le forze di tutti gli eletti. Nella nuova Villa Olmo c’è il domani di Como, la possibilità concreta per la nostra città di crescere sul piano del turismo culturale. Ma c’è anche l’occasione preziosa di regalare ai comaschi un nuovo luogo speciale da amare. Come è avvenuto, nel passato, per la passeggiata del sindaco Gelpi, il centro storico senza le auto di Spallino o, in una dimensione più limitata, la diga di Libeskind. Sarebbe il caso di pensarci prima di mandare tutto all’aria per l’idea di conquistare una manciata di elettori in più.

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