Concorso vigili, dal giudice
dopo Gatto anche Graziani

Nuova svolta nella tormentata inchiesta: imputazione coatta per il massimo dirigente della Polizia Locale

Hanno «offeso l’interesse collettivo alla veridicità degli atti», firmando un verbale contenente «mendaci attestazioni». Per questo è giusto che finiscano davanti a un giudice. Dopo il colpo di scena di venerdì scorso, quando l’ex assessore Paolo Gatto s’è trovato appiccicata addosso una richiesta di imputazione coatta nell’ambito dell’inchiesta sul concorso truccato per un posto di vigile urbano a Como, oggi è soffiata la seconda bufera su un’inchiesta tormentata. Il gip Nicoletta Cremona ha rigettato le richieste di archiviazione delle accuse della procura a carico di cinque differenti indagati (a vario titolo), e anche lei ha ordinato l’imputazione coatta per tutti quanti. Entro dieci giorni i pm titolari del fascicolo - ovvero il procuratore Alessandro Lodolini e il sostituto Daniela Meliota - dovranno chiedere il processo con l’accusa di falso ideologico in atto pubblico per il comandante della polizia locale cittadina Vincenzo Graziani, per la rappresentante del Pirellone nella commissione esaminatrice del concorso dei vigili Antonella Rosati e per la segretaria della commissione stessa Alessandra Saccenti, sorella di Tullio anche lui destinatario presto di un’imputazione coatta per falso ordinata da un altro gip, Luciano Storaci.

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