Crack Como Nuoto, pro e contro

Pozzi: «Scelta saggia quella di rinunciare alla A1». Flutti se ne è andato perché voleva comunque fare la A1

«Voglio andare controcorrente, ma son convinto di quello che dico: la Como Nuoto ha fatto la cosa migliore». Esordisce con questa dichiarazione scoppiettante il tecnico comasco Stefano Pozzi, migrato due anni fa alla guida delle formazioni femminili della Como Nuoto, il giorno dopo l’annuncio del club della rinuncia alla serie A/1. Informato in tempo reale della sua “nomination” da parte di Cattino per un ritorno sulla panchina del settore maschile, Tete Pozzi replica: «Ho lasciato i maschi perché la situazione non era più governabile. Bisogna che la pallanuoto torni un po’ ad essere divertimento, apprezzo quindi la scelta della dirigenza che libererà la società da vincoli e spese insostenibili. Dovessimo ripartire dalla serie B e retrocedere non sarebbe un male, nemmeno quello. L’importante è ricostituire un bacino di praticanti d’alto livello, punterei a vincere al più presto un campionato, ad esempio l’Under 13, e da lì ricreare entusiasmo e stimoli per far ripartire tutto. Ringrazio Cattino per aver pensato a me, posso dare la mia disponibilità per coordinare e dare consigli, ma ormai stiamo lavorando bene con le donne. Siamo noi ora il settore di punta, numericamente siamo consistenti ed i risultati ci premiano: no, declino ogni offerta». Rrintracciato all’estero, il ds Marco Flutti aggiunge un po’ di pepe al suo comunicato, dichiarando che la sua linea era quella di giocare comunque il campionato con una squadra ridimensionata, ed eventualmente retrocedere sul campo: linea bocciata dal Consiglio, che ha scelto di entrare negli annali per la prima rinuncia sportiva in 96 anni di storia.

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