Erba, mamma e figlio morti in casa
Forse è stato un tragico errore

Ieri sopralluogo dei carabinieri. Si cerca la bottiglia di ammoniaca Lo stile di vita della famiglia lascia ipotizzare uno scambio di recipienti

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I carabinieri del nucleo investigativo della compagnia di Como sono tornati, ieri, nell’abitazione di Crevenna dove sono stati trovati morti - settimane dopo il decesso - Lidia Lo Savio, 91 anni, e il figlio Gianni Pesella, che avrebbe compiuto 67 anni a ottobre.

Gli inquirenti hanno avuto incarico, dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, di procedere a una serie di accertamenti per comprendere meglio la dinamica della tragedia.

Tra i compiti, quello di cercare la bottiglietta di ammoniaca da dove madre e figlio hanno bevuto la dose che è costata a entrambi la vita.

Anche se nessuna ipotesi viene scartata, quella del tragico errore sembra - al momento - la pista più accreditata. Un’ipotesi legata da un lato l’assenza di un biglietto per spiegare l’eventuale tragico gesto compiuto (anche se, ovviamente, non aver trovato messaggi di questo genere non esclude a priori la possibilità di un omicidio-suicidio) e, dall’altro, allo stile di vita della famiglia, la cui casa è stata trovata non certo in condizioni d’ordine ineccepibile.

Di certo Pesella, prima di coricarsi a letto, dov’è stato trovato senza vita dai soccorritori, si è sentito male. Nel bagno di casa, infatti, sono state trovate tracce di vomito e sangue, che sembrano testimoniare come il figlio sia stato colto da malore a causa dell’ammoniaca ingerita e quindi, in preda ai dolori allo stomaco, si è messo sul letto dov’è poi deceduto.

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