L’assurdo insistere  sulla strada sbagliata

L’assurdo insistere

sulla strada sbagliata

La vicenda del lungolago è un grande paradosso. Como è bloccata da otto anni su un’opera di cui la città farebbe volentieri a meno. Oggi, diciamocelo con franchezza, non c’è comasco disposto a sostenere l’utilità delle paratie anti esondazione. Gran parte dell’opinione pubblica cittadina ha combattuto il progetto anche prima che iniziassero i lavori. Uno più di tutti, si tratta dell’ingegner Felice Rusconi, mancato quattordici anni fa, che nel 1995 così scrisse all’allora sindaco Alberto Botta: «Il progetto paratie costituisce un’inaccettabile umiliazione per la nostra città, come passivo strumento di indebiti interventi a vantaggio di interessi a noi estranei, e a nostro danno; ed induce penose considerazioni sulla nostra capacità per la difesa di preziosi valori ambientali comensi».

Rusconi, che non era certo animato dal pregiudizio politico ma dal solo amore per la città, scriveva che il progetto paratie «giova essenzialmente al Consorzio dell’Adda per i maggiori volumi di acqua da destinare a irrigazione e produzione di energia elettrica». Non solo, l’anziano ingegnere comasco ci aveva visto giusto anche sulla questione dell’esondazione del lago: dati alla mano aveva dimostrato, ignorato dagli amministratori di quegli anni, che il sistema di previsioni meteorologiche sempre più avanzato avrebbe migliorato notevolmente la gestione delle paratoie attraverso le quali viene regolato il livello del lago.

La possibilità del lago in piazza – questa era la tendenza già allora evidente – andava diventando sempre più remota. Il calo delle precipitazioni, negli anni più recenti, ha fatto il resto tanto che, per tornare all’attualità, delle paratie non sappiamo più che farcene. Anche il sindaco Mario Lucini, che ha del resto ereditato la vicenda dai suoi predecessori, sostiene che si tratta di un’opera non utile e da sempre sottolinea quanto ciò che più importa sia cogliere questa occasione per realizzare a Como una passeggiata a lago come si deve. Lo riconosce il sindaco, lo pensano le persone comuni, lo dicono anche gli esperti (Rusconi ha fatto scuola): allora perché andare avanti? Perché insistere su una strada sbagliata che, quand’anche avrà prima o poi una fine, ci esporrà al pubblico ludibrio per avere dato seguito e realizzato un’opera modello nello spreco delle risorse pubbliche. Il sindaco ha l’obbligo morale e giuridico di tutelare l’interesse dell’amministrazione comunale ma su questa vicenda, perlomeno ai cittadini, è naturale guardare a un interesse generale superiore

. Restituire allo Stato gli otto milioni di euro ottenuti grazie al “trucco” della Legge Valtellina, non è un’azione meno saggia e ragionevole dal procedere sordi a ogni richiamo del buon senso. Lo stesso che ha usato Ambrogio Taborelli nella lunga intervista rilasciata al nostro Michele Sada: il presidente della Camera di commercio, quand’era presidente degli industriali, si era detto a favore delle paratie, oggi non lo è più e si è convinto che la soluzione più utile a Como è quella prospettata da Giampiero Majocchi, storico costruttore comasco, al forum organizzato dal nostro giornale con la società civile.

L’indicazione di Majocchi è quella di stralciare le famigerate paratie ed alzare il livello della passeggiata. Si può fare dal punto di vista tecnico, i costi vanno ovviamente valutati, di certo non si tratta di un’operazione esageratamente costosa rispetto all’alternativa che è quella di procedere su un percorso altamente incerto il cui conto finale è ancora oggi difficile prevedere. C’è bisogno di semplicità. C’è bisogno di certezza perché è intollerabile che Como resti a oltranza nella situazione attuale in cui non è nemmeno immaginabile fare una previsione seria per la chiusura del cantiere. C’è bisogno di uscire a testa alta da una vicenda che è iniziata malissimo, con la furbata dei soldi portati a Como per fare degli interventi che qui non erano necessarie.

In Italia le opere pubbliche, soprattutto nel passato quando le finanze pubbliche largheggiavano e gli appetiti dei politici potevano essere soddisfatti, si era abituati a farli così: prima i soldi, poi il progetto. Logiche del genere – al forum del giornale ne ha parlato con chiarezza Salvatore Amura - ci hanno portato alla rovina in cui siamo. Ma Como non è questo, usciamo dall’incubo facendo tesoro del meglio che i comaschi di ieri hanno saputo realizzare. Usciamone subito, prima che sia tardi.


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