Le Multe e quel vizio

di nome “Italia”

Le Multe e quel vizio di nome “Italia”

Noi italiani, in fatto di norme infrante, non prendiamo lezioni da nessuno. Basta leggere le storie che la cronaca giudiziaria offre quotidianamente per poter reclamare - su questo tema - la nostra meritata leadership. Ma c’è un altro primato, più nascosto ma neppure troppo, che possiamo sbandierare con fierezza: anche gli stranieri, passata la frontiera, si dimostrano non troppo attenti alle regole imposte.

Si scopre così non solo che migliaia di automobilisti “non italiani” (svizzeri in testa, per via della vicinanza con la Confederazione) vengono sorpresi a violare il

Codice della Strada. Ma anche che, una volta pizzicati, non gli passa neppure per l’anticamera del cervello di pagare la multa.

Delle due l’una, dunque: o qualche scienziato ci viene a dire che l’illegalità è una malattia infettiva che si trasmette come l’influenza, e che dunque il semplice contatto con noi italiani trasforma lo straniero nel più classico dei cliché modello “pizza e mandolino”, oppure l’allergia alle regole non è una prerogativa necessariamente nostra.

La storia - potete leggerla a pagina 33 - da cui nasce questa riflessione riguarda la vana battaglia della polizia locale di Como a riscuotere le contravvenzioni prese dagli automobilisti stranieri. Soltanto uno su dieci dei “visitatori” che si ritrovano un verbale sul parabrezza provvede a pagare quanto dovuto. Gli altri nove, dal canto loro, salutano e ringraziano il Belpaese, stracciando la multa (si spera, almeno, che non la gettino per terra e usino i cestini portarifiuti). Cosa significa questo? Si potrebbe dire, con spirito di rivincita, che l’illegalità e il disprezzo per le autorità non è una nostra esclusiva. E questo è vero, almeno in parte. Perché è chiaro che chi si dimostra ligio a non infrangere la minima norma quando è a casa propria, mentre se ne disinteressa una volta varcato il confine, non ha davvero nulla da insegnarci. Ma c’è un’altra faccia di questa medaglia. E, ancora una volta, ci travolge e ci riguarda: la nostra incapacità di farci prendere sul serio.

Così come è difficile incappare in un qualsiasi cittadino del mondo impegnato ad affrontare le autostrade svizzere come se fosse su una monoposto di Formula Uno, allo stesso modo è altresì facile “pizzicare” un’auto svizzera sfrecciare ben oltre i limiti sulle nostre autostrade. È un po’ come se il nostro Paese non fosse in grado di trasmettere autorevolezza. Troppo ingarbugliato su se stesso e su una burocrazia da cavilli e scappatoie per poter essere preso sul serio. In effetti basta vedere quanto sta avvenendo a Como proprio sul fronte della riscossione delle multe agli stranieri. Si è fatto un appalto. È stato vinto da una società. Quella concorrente ha fatto ricorso. I giudici gli hanno dato ragione. L’appalto è stato bloccato. Il Comune ha fatto ricorso sul ricorso. Si attende la nuova sentenza. E chissà che sia quella definitiva. Quasi quasi c’è da sperare in una scoperta che ci dica che, in fatto di norme infrante, è tutta solo colpa di un virus. Potremmo tirare un sospiro di sollievo. Almeno fino a quando a quel virus gli scienziati non avranno dato un nome: Italia.

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