Quanto farebbe male  separare il lago

Quanto farebbe male

separare il lago

Where is your country?», «Near Como», «Ah! Como, lake, wonderful, wonderful».

Quante volte mi è capitato di vivere questa stupenda manfrina, anche in luoghi assai lontani. Con questa storia del Lago di Como che rischia di essere squartato, come fosse un quarto di bue sull’asse del macellaio, mi tornano in mente dunque alcune belle esperienze che ho vissuto a più riprese in giro per il mondo conversando, quando ho potuto e ne ho avuto l’occasione, con gli indigeni del luogo, ostentando sempre con compiacimento e sano campanilismo dei miei luoghi d’origine.

Le chiacchierate con la gente locale, in particolare giovani quasi sempre assai curiosi dell’Italia, sono sempre stati facili, pieni di gaiezza e di entusiasmo.

Quando mi domandavano «di dove ero», «quale era la mia patria«, rispondevo con orgoglio di essere italiano. Subito si alzava qualche voce gioiosa per dire «Ah!Italy?» E immediatamente qualcuno urlava: «Ah, Italy, Sandro Mazzola», oppure: «Ah Roby Baggio». I divi del pallone sono sempre stati i nostri migliori ambasciatori: ma questo è un altro discorso.

Il bello invece arrivava quando precisavo che la mia città era Como. Di colpo era un’esplosione di “wonderful”, di “magnificent”. Mi ricordo in particolare un sera appena cominciata sulla meravigliosa piazza di Isfahan, in Persia, davanti all’immenso portale della moschea luccicante di un azzurro intenso, le luci del tramonto rallegravano, per quel che potevano, comitive di genti quietamente sparpagliate sul lucido selciato, conversando, le donne rigorosamente in chador nero, gli uomini con le braccia copletamente coperte. Molti sguardi anche quelli femminili erano rivolti a noi, stranieri, occidentali. Capimmo che molte di queste persone desideravano avere un approccio, una dialogo, volevano sapere, ambivano conosce qualche pizzico di un altro mondo.

Il contatto più facile, quasi annunciato, fu con una giovane famigliola, una coppia con due bambini. Stavano festeggiando una ricorrenza, forse del loro matrimonio, con una “scorpacciata” di pistacchi e bevendo te, che ci offrirono. Gli occhi stupendi della donna erano pieni di curiosità, oltre che molto belli, intensi. Naturale fu la domanda: da dove venivamo. Eravamo in quattro o cinque giornalisti italiani e ognuno annunciò la sua contrada lombarda. La donna restò sempre indifferente fino a quando io dissi: «Como». Fu proprio un’esplosione di gioia: «Ah il Lago di Como, meraviglioso», in un inglese disinvolto. Poi senza chiederle nulla la donna cominciò a elencare luoghi vari del lago, Bellagio, Villa d’Este, la città di Como. Restammo interdetti. Qualcuno un po’ ingenuamente le chiese se a Como c’era stata. «No –rispose con un velo di malinconia negli occhi- ho letto. Ho visto le foto sui libri».

Ecco, mettiamo che adesso mi tocchi l’avventura di incontrare un’altra volta una espansiva e solare ragazza persiana che si riempia di gioia pensando al la magnificenza del lago di Como. Cosa le dovrei dire? Dovrei mortificare il suo entusiasmo spiegando che il lago rischia di essere più tutto di Como, e che a Como ne sarà riservato solo un pezzetto?

Certo, resterebbe in silenzio ma dentro di sé troverebbe le parole arabe (sono sicuro che ci sono) che tradotte significherebbero: «Ma che stupidaggine».


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