Via laTasi: una scelta
definitiva di chiarezza

L’addio ufficiale è di qualche giorno fa. E da quel momento i Comuni hanno potuto iniziare a fare i conti per stabilire quanto peserà nelle tasche dei cittadini l’abolizione della Tasi. Così è accaduto anche a Como dove – lo ha accertato l’assessore Paolo Frisoni – ci sarà un tesoretto di circa 11 milioni che, perlomeno questo è l’auspicio di tutti, servirà a dare una scossa alla ripresa ancora timida dei consumi. Perlomeno stavolta pare scongiurata la possibilità che lo Stato o gli enti locali si riprendano con la mano destra ciò che hanno tolto con la sinistra. Si tratta di una pratica tristemente familiare specie quando ci sono stati interventi relativi alla tassazione sugli immobili, sulla casa in particolare: via una voce, ne spunta subito un’altra. Almeno per quanto riguarda i tributi comunali non c’è da aspettarsi manovre compensative. E semmai ora si apre una bella partita tra il governo e i Comuni che ben difficilmente saranno in condizione di far quadrare i conti senza meccanismi di garanzia a fronte di una rinuncia così importante sul fronte delle entrate. Si tratta di una partita tra livelli istituzionali diversi, molto vicina però alla vita dei cittadini. I Comuni rimangono, nonostante tutte le mazzate che hanno subito negli ultimi anni, titolari di servizi di primario rilievo: dall’educazione con gli asili nido all’assistenza. Per non parlare delle risorse impiegate ogni anno per la manutenzione delle strade e del verde cittadino. Si tratta di questioni molto concrete che toccano da vicino la vita quotidiana di migliaia di persone anche in una città relativamente piccola qual è la nostra.

Ma l’abolizione della Tasi, al di là di queste preoccupazioni, rimane una scelta di chiarezza e di giustizia in sé in un Paese, il nostro, dove la stragrande maggioranza delle persone è proprietaria della casa in cui vive.

Una platea di contribuenti vastissima che, soprattutto negli ultimi dieci anni, ha pagato senza batter ciglio di fronte a un susseguirsi tragicomico di sigle su sigle, acronimi sinistri, promesse disattese o mantenute per la breve durata di una singola stagione politica. Si tratta, oggettivamente, di un passo in avanti sulla strada della semplificazione fiscale. Vedremo più avanti se è stato davvero il primo passo nell’ambito di quell’ambizioso programma triennale di riduzione delle tasse che il Governo si è impegnato a tradurre in provvedimenti concreti (il 2017 e il 2018 saranno dedicati a Ires e Irpef). Di certo sulle tasse e su quelle relative alla casa in particolare ci si gioca il successo alle elezioni. Nel 2008 Berlusconi vinse alla grande annunciando l’abolizione dell’Ici. Il suo governo ha poi avuto come noto una vita tormentata e con essa l’addio alla tassa sulla prima casa. Da allora a oggi si è sviluppata una tela vischiosa di sigle e acronimi sempre nuovi che ha spesso disorientato e gettato nell’incertezza migliaia di proprietari. Un balletto infinito su cui c’è da sperare che l’attuale Governo abbia messo davvero la parola fine.

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