Lunedì 06 Luglio 2009

In trent'anni Joe Jackson
campione di eclettismo

"Eclettico”, nel rock, è un aggettivo che si spreca fin troppo spesso quando ci si ritrova, magari quando ci si ritrova a parlare di qualche chitarrista metal che non disprezza la fusion o di qualche cantautore melenso che, all’improvviso, si stufa di essere se stesso e si rifugia in un gruppo più rumoroso. Ma il vero eclettismo è altro. In trent’anni di carriera, Joe Jackson ha spaziato tra i generi da un disco all’altro e se questo non è impossibile, difficilissimo è mantenere una propria identità. Eppure anche quando ha lasciato tutti a bocca aperta con “Jumpin’ jive” recuperando le atmosfere delle big band anni Trenta (molto prima che potesse anche solo lontanamente essere di moda), oppure quando ha fornito una personale versione della musica da ballo latinoamericana con “Cha cha loco”, o quando ha realizzato un album interamente strumentale, o una sinfonia, o una raccolta di lieder per pianoforte così diversi dalle esibizioni infuocate che lo vedono assalire lo strumento (salvo poi accarezzarlo con grazia per i momenti più delicati) come accadrà anche a Villa Olmo giovedì prossimo: il concerto dell’artista inglese è il fiore all’occhiello pop del festival “Como città della musica” (biglietti da 40 a 30 euro, infoline 031-27.01.70 o 345-401.19.06 e sul sito www.comofestival.org).
Intanto, l’emittente nazionale di Sua Maestà Britannica pubblica un doppio album che è una vera manna per tutti gli appassionati: “Joe Jackson at the BBC” è una raccolta di registrazioni realizzate appositamente per la radio. Si tratta di una “Peel session” e di ben tre performance inedite. Il giovanotto che si presenta al cospetto di John Peel, il deejay più famoso d’Albione, il 21 febbraio del ‘79 viene ancora confuso con i colleghi Elvis Costello e Graham Parker, rifiuta il punk ma non può far finta che non ci sia stato, ama il reggae ma anche l’urgenza nervosa di quella che sarà poi definita new wave e pezzi come “One more time” e “I’m the man” ne sono chiarissimi esempi. Quella che suona all’Hammersmith Odeon il 2 ottobre dell’82 è, invece, una star consolidata, ha appena mandato nei negozi il capolavoro assoluto, l’omaggio a New York di “Night and day”, disco ricco di inventiva e ritmi che si ritrovano in questa esibizione e che contaminano anche le canzoni precedenti: si ascoltino, in questo senso, una magistrale “It’s different for girls” ma anche la classica “Tuxedo junction”, meno jazzy e più urbana mentre pezzi come “T.V. age” sembrano rivaleggiare con i Talking Heads di quel periodo. Il secondo cd ci porta un passo indietro, politecnico di Hatfield, 14 gennaio 1980. La Joe Jackson Band era al lavoro su “Beat crazy”, album che sarebbe stato completato solo in autunno e che non avrebbe raccolto il successo meritato. Sul palco il quartetto manda scintille con “Friday” e “Don’t wanna be like that” anche se il capolavoro è la raffinata “Is she really going out with him?”, primo singolo, prima hit, non a caso salutata da un’ovazione. Ultimo gruppo di titoli, catturati il 22 gennaio 1983 al Regal Theatre di Hitchin. Anche qui si tratta di un fuoco di fila di versioni memorabili. Con titoli come “Another world” e “A slow song” in scaletta “at the BBC” propone, in pratica, una versione dal vivo di tutto “Night and day”, e non è poco. Ma anche i live più recenti, “Summer in the city” e “Two rainy night” dimostrano che le esibizioni di Joe Jackson sono, tutt’ora, imperdibili.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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