I superpoteri  del grafene  prodotto a Como
LOMAZZO Negli spazi di ComoNext gli impianti produttivi di Directa Plus

I superpoteri

del grafene

prodotto a Como

Giulio Cesareo, dal garage negli Usa alla fabbrica negli spazi di ComoNext. Resistenza, conducibilità, impermeabilità: additivo che cambia i materiali

Dalla grafite al grafene attraverso il calore secondo la particolare soluzione trovata da Directa Plus di ComoNext. Un’equazione semplice per un materiale che dimostra potenzialità sorprendenti in parte ancora da esplorare. La storia della giovane azienda è raccontata in “Nano is big” da chi l’ha fondata e dirige, Giulio Cesareo, ingegnere meccanico a indirizzo siderurgico. Prime esperienze alla Falk («osservare come lavorano i turni nelle acciaierie e i ritmi serrati delle squadre è stato formativo»).

Negli anni Ottanta approda nella multinazionale Union Carbide, poi GrafTech International, e viene accompagnato nella sua crescita professionale: master in Bocconi, un altro executive master e poi Stanford. Viaggia tra l’Italia e gli Stati Uniti e incrocia il mondo, nascente, delle nanotecnologie. «Dopo il disastro di Bhopal nell’84 è alta l’allerta sulla sicurezza ambientale e il tema della sostenibilità comincia a diventare importante». Una priorità anche quando decide di avviare una sua attività scommettendo su un nuovo materiale le cui applicazioni sono tutte da sviluppare. «Si tratta di un foglio dello spessore di un atomo, a nido d’ape, 200 volte più resistente dell’acciaio, il grafene è il primo materiale a due dimensioni con ampie proprietà, è conduttore ed è impermeabile. Un super additivo che cambia le caratteristiche dei materiali». Isolato nel 2004, il grafene è identificato da Andre Geim e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester. Già nel 2005 nasce negli Stati Uniti la startup Directa Plus dall’idea di Giulio Cesareo con i suoi ex colleghi Dave, manager, e Paul, uomo di marketing, e lo scienziato Robert Angelo.

Come è maturata la scelta di trasferire l’azienda dagli Usa a Como?

Concluso il disegno dell’impianto pilota negli Stati Uniti, ho proposto ai miei soci di trasferirci in Europa e non è stato facile convincerli. All’inizio erano perplessi. Negli Usa però non eravamo né i primi né gli unici a occuparsi di grafene, c’era già un’altra società ben posizionata e non avremmo mai potuto competere a quel livello. Ho pensato quindi all’Europa in particolare all’Italia dove il mercato potenziale delle imprese manifatturiere è ampio e avremmo potuto proporre un additivo per i loro prodotti. Perché l’idea, contro intuitiva, non era di inventare prodotti nuovi ma di rivolgerci a quelli esistenti per integrarli con le caratteristiche del nostro materiale. L’obiettivo era migliorare e rendere innovativi prodotti esistenti.

Così è nata la startup, quando e come c’è stato il salto dall’attività di laboratorio e ricerca a quella della produzione?

Abbiamo da subito pensato a una startup con un modello nuovo, un’azienda piccola ma con un importante ruolo internazionale. L’azienda è probabilmente nata due volte. La prima nel 2005 e la seconda nel 2014, anno in cui abbiamo inaugurato a ComoNext il più grande impianto in Europa per la produzione del grafene. L’invenzione, nata negli Stati Uniti, era stata ricreata nel laboratorio di Lomazzo. A fine 2011 avevamo completato il trasferimento tecnologico ed era arrivato il momento di creare un nuovo team italiano giovane e motivato, è stato un passaggio molto interessante. Ora in Directa Plus lavorano 27 persone, quasi tutte sotto i 35 e con una equilibrata suddivisione tra uomini e donne. Intanto negli ultimi anni i volumi di produzione sono cresciuti: nel 2017 sono stati prodotte e vendute 3 tonnellate di grafene. L’attuale capacità produttiva dell’impianto è di 30 tonnellate all’anno per i materiali 3D a base grafene e di 12 tonnellate all’anno per i materiali 2D, rispettivamente estendibili a 105 e 74 tonnellate nel caso ci fosse un aumento della domanda di mercato.

Dal maggio del 2016 l’azienda è quotata all’AIM di Londra, Alternative Investment Market per le piccole e medie imprese, da maggio 2016, perché è stata scelta la piazza inglese?

Perché è lì, in Inghilterra, che si sono concentrate le realtà che si occupano e producono grafene e perché la prospettiva di espansione di Directa Plus è internazionale. Nel 2016 era arrivato il momento di pensare a una nuova forma di finanziamento. Complessivamente dalla sua fondazione nel 2005 a fine 2018 Directa Plus ha investito circa 30 milioni di euro e 16 milioni sono stati raccolti in Borsa. Il fatturato 2017 era di 0,9 milioni di euro, per il 2018 il fatturato atteso è di 2,3 milioni.

La parola sostenibilità ricorre nella descrizione del procedimento per la realizzazione del grafene secondo Directa Plus, perché e in cosa si differenzia?

Il grafene che nasce a Lomazzo è generato attraverso un processo fisico e non con l’aggiunta di elementi chimici: una modesta quantità di grafite è sottoposta a un intensissimo calore, diecimila gradi, con una lancia al plasma e l’espansione produce il nuovo materiale. Sicurezza e sostenibilità ambientale sono due elementi fondamentali per noi. Sicurezza perché gli effetti delle nanoparticelle non sono del tutto conosciuti e abbiamo scelto da subito di adottare misure molto severe per tutto il processo di produzione oltre a chiedere a laboratori indipendenti valutazioni e analisi.

Quali sono le applicazioni utili per la sostenibilità ambientale?

Il grafene ha tante traiettorie, dal tessile ai compositi, come gli occhiali che indosso. Investiamo sulla diversità di applicazioni e abbiamo pensato per esempio al mercato delle gomme, cominciando dalle biciclette. La sostenibilità ha diverse declinazioni: può essere utilizzato negli pneumatici in parziale sostituzione del carbon black, materiale che contiene idrocarburi, è in corso in questi mesi una sperimentazione per migliorare la durata dell’asfalto stradale, inoltre si è dimostrato ideale per la depurazione delle acque da inquinanti oleosi per lo straordinario potere di assorbimento che ha il grafene. Quando ho presentato il nostro sistema di barriere galleggianti in Oman si sono dimostrati molto interessati: restituire in tempi rapidi e in modo efficace l’acqua pulita da idrocarburi in un Paese dove la ottengono con un processo di desalinizzazione è una soluzione preziosa.


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