Il comasco Piatti e il suo Sinner
«Vive per il tennis, arriverà ai vertici»

Dietro al nuovo fenomeno azzurro c’è un pigmalione di casa nostra

Il comasco Piatti e il suo Sinner «Vive per il tennis, arriverà ai vertici»
Jannik Sinner celebrato dal Tennis Como

«Jannik Sinner? Lavora per diventare un giocatore importante. Sì, anche numero 1 delle classifiche». E quando un numero 1 riconosciuto a livello mondiale incontra un talento vero, l’alchimia può essere devastante. E sul fatto che il comasco Riccardo Piatti, 62 anni, sia un coach di tennis tra i migliori al mondo, non ci sono dubbi. Piatti è “semplicemente” colui il quale ha forgiato e sta accompagnando nel professionismo lo sportivo italiano del momento, Jannik Sinner, che sabato vinto – a soli 19 anni – il suo primo torneo Atp, a Sofia, battendo in finale il canadese Vasek Pospisil, numero 74 al mondo. Il che significa che Sinner comincerà il 2021 tra i primi 40 nel ranking Atp.

I meriti di Piatti sono davanti agli occhi di tutti. E non si scoprono certo ora: nella sua lunga carriera da allenatore ha avuto tra le mani talenti del calibro di Ljubicic, Djokovic, Gasquet, Raonic e Coric, oltre agli italiani Bolelli e Fognini.

«Jannik è nel pieno del suo percorso – dice coach Piatti -, iniziato nella mia scuola di Bordighera quando aveva 13 anni. Di lui posso dire che ama questo sport e che ha valori solidissimi. Viene da una famiglia di lavoratori, che gli ha trasmesso il senso del sacrificio. Inoltre, ha un’educazione sportiva sin da bambino: a 13 anni è stato campione italiano di sci». Accorgersi del talento del ragazzino è stato un colpo da maestro: «Come me ha cominciato a crescere. L’ho avvicinato a un percorso in cui lui capisse il senso di questo gioco. Poi servono anche le doti naturali e a lui non mancano».

È giusto quindi, magari usando un termine un po’ abusato, parlare di Sinner come di “predestinato”? «Io gli sto mostrando la strada che deve fare. Dietro di lui c’è un team che ha seguito campioni, conosciamo il lavoro che serve per crescere certi giocatori. Ovviamente, nel percorso, ci possono anche essere degli ostacoli. Ma lui ha tutte le basi: a Sofia, dopo la vittoria ha ringraziato la famiglia e il team. Credo in lui, è destinato a crescere e non a “sgonfiarsi”».

Cosa lo rende maturo e implacabile a soli 19 anni? «È monotematico, gli piace questo gioco. La sua giornata gira intorno al tennis, in questo ricorda Djokovic. Gioca in continuazione e lo farebbe anche con un bambino». Il successo di Sinner a Sofia ha comunque colpito anche coach Piatti: «L’ho vissuta come una tappa, ma ovviamente mi fa molto piacere. Fra un paio di giorni gli chiederò: “Chi si ricorderà di Sofia tra qualche anno?”. Facile: io e lui. Sofia non è un torneo importantissimo, ma è importante perché è il primo per un giovane come lui. Tra non molto, le sfide saranno molto differenti».

Dove può arrivare Sinner? Domanda a cui Piatti non si sottrae: «Come idea, al vertice. Però non ci arriverà domani. Magari tra qualche anno comincerà a giocarsi le carte per farlo. Se tutto va bene, tra quattro anni sarà pronto per essere tra i primi. Quindi serve pazienza, anche da parte mia».n 

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