La scuola tecnica italiana
Una realtà incontestabile

Il consueto appuntamento settimanale con “Ai lov dis gheim” la rubrica di Gianni Corsolini.

Sembra finalmente che il Governo abbia varato il decreto completo per consentire il pagamento di tutti gli impegni relativi alle partite Iva, cassa integrazione in deroga e contributi vari che dovrebbero consentire una ripartenza al Paese.

Per arrivare a una soluzione positiva e duratura, anziché pensare a litigi fra quelli che ci governano, bisognerebbe una volta per tutte ricostruire le varie cause che ci hanno portato in questa situazione, ma non si può pretendere di risolvere tutto proprio durante la pandemia. Mi auguro che l’inizio di questa nuova fase sia caratterizzato dalla calma necessaria, senza episodi di irresponsabilità come all’epoca della ormai famosa movida di Milano.

Da umile cittadino, sento di dire cose che riguardano anche il settore sportivo: organizzare continuamente dei salvataggi non porta a una soluzione dei problemi di fondo. Una volta per le squadre di tutta la Lombardia l’aeroporto di Agno era diventato un luogo obbligato: per viaggiar all’ovest andavamo da Lugano a Ginevra, verso est da Lugano a Zurigo. Eppure la vicina Svizzera ha avuto il coraggio di affrontare il fallimento della Swiss Air, e poi il fallimento della successiva compagnia di bandiera Swiss, con la chiusura finale dell’aeroporto. Questo esempio mi fa pensare che sia pericoloso mandare ancora avanti l’Alitalia attuale. È chiaro che migliaia di posti di lavoro condizionano, e la stessa cosa si può dire di Taranto, e tante altre realtà.

Leggo che l’amico Davide Cassani, oggi commissario tecnico della nazionale ciclistica, dice in buona sostanza che la bicicletta può salvare il mondo. Può essere non una esagerazione ma una realtà, sicuramente può diventare un cambio culturale, anche se chiaramente più facile da applicare in città pianeggianti come Milano, e se gli spostamenti necessari sono lunghi non è un’alternativa reale ai mezzi pubblici o all’auto privata. Però nei paesi del Nord la bicicletta è già uno strumento per andare al lavoro, per andare a scuola, per muoversi, e sicuramente in questo modo non avremmo tutta la anidride carbonica che nelle nostre città maggiori finora è l’accompagnamento obbligatorio dell’inverno, mascherine a parte.

Detto questo, nel mondo del calcio il 13 giugno può cominciare il campionato. Mi auguro che le cose possano andare come tutti sognano, e presto si pensi anche al basket giocato, l’unica cosa che mi domando è dove si potrà giocare: nelle piazze? In palazzetti o in palestre chiuse, senza la distanza necessaria?

Nel frattempo, ho letto con piacere un’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Sergio Scariolo. Sergio è l’allenatore della Spagna (con contratto fino al 2024) oltre che vice coach della squadra dei Raptors di Toronto in Canada. Lui sostiene che ci sia la possibilità, anche in Europa, di arrivare a livelli di eccellenza tecnica pari a quella della Nba, forse non quella atletica perché determinate prestazioni dipendono anche da fisici particolari, prima ancora che esaminare la preparazione per arrivare a quei livelli. Quello che mi interessa dire è che dalle dichiarazioni di Scariolo esce la conferma che la scuola tecnica in Italia oggi è davvero qualcosa di interessante, una realtà incontestabile. Ricordavo qui qualche settimana fa che Trinchieri oggi allena il Partizan Belgrado, una delle squadre migliori di tutta l’Eurolega; Messina va avanti con l’Armani e vedremo cosa può fare se avrà un po’ più di fortuna; ma come abbiamo sostenuto altre volte, non ci sono solo loro ma i vari De Raffaele, il nostro Sacripanti, l’attuale nostro Pancotto, e oggi anche Pozzecco… è tutta gente con esperienza, con sapere cestistico aiutato anche da una cultura personale non superficiale, ma convinta.

Come già detto, secondo me la cultura non viene da una laurea, ma dall’interesse per la realtà, la comunità, l’uomo in generale, tutte cose che riscontriamo nella maggior parte dei nostri allenatori anche delle serie minori.

Mi auguro che tutti gli sport, olimpici e paralimpici, e anche tutte le specialità nuove, mantengano sempre questo orizzonte di spessore umano perché anche in questo campo è disastroso l’intervento sregolato della logica dei “danè”. Si sa che non è possibile fare niente senza considerare l’aspetto economico, ma l’importante è che questo sia un mezzo e non un fine.

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