«L’obiettivo minimo è centrato
Cantù, adesso testa e fisico»

Intervista, con vista sui playoff, al direttore tecnico Frates

«L’obiettivo minimo è centrato Cantù, adesso testa e fisico»
Fabrizio Frates (a a destra) e Marco Sodini

L’avrebbe mai detto? Forse sì, forse no. «Che Pistoia avesse avuto un calendario difficile, era noto. Che preferissi arrivarci con le nostre forze e non aspettando i risultati degli altri, non è un segreto. Ma va bene così».

Fabrizio Frates, direttore tecnico dell’Acqua S. Bernardo, porta a casa molto volentieri il secondo posto già acquisito, a una giornata dal termine, della sua Cantù. «Grida vendetta - prosegue l’ex tecnico - il nostro ko a Fabriano. Ma Udine è stata più continua e noi abbiamo commesso troppi errori durante la stagione con le squadre che, a quanto dice la classifica, sono di fascia inferiore. Ma questo era il primo nostro obiettivo minimo stagionale e ce lo prendiamo tutto».

«Il fattore campo»

Con una certezza, inattaccabile, e cioè che «avremo il primo e l’eventuale secondo turno playoff con il vantaggio del fattore campo». Particolare non da poco, visto il cammino fin qui dei biancoblù. Che ora, stando al dt, hanno una priorità. «Dovremo usare - prosegue Frates - queste due settimane per allenarci bene e recuperare salute e forma».

Da adesso in avanti o, meglio, da dopo la sfida interna con Ravenna del 1° maggio, ultimo turno della fase a orologio, sarà un vero e proprio circo. «È ciò - dice il direttore tecnico biancoblù - che aspettiamo dal 16 agosto, ovvero il playoff. Pochissimo tempo tra una sfida e l’altra, battaglie durissime con viaggi e l’abituarsi a stare lontani da casa, con il clima che cambierà in campo e fuori. Un piccolo antipasto l'abbiamo avuto domenica a Scafati: dimentichiamoci partite spumeggianti, perché saranno tutte gare sporche, da andare a prendersi a qualsiasi costo».

E con che testa ci arriva Cantù? Frates non ha dubbi: «Siamo tutti già belli “mentalizzati”, è sicuro. Di testa ci siamo. Siamo lì focalizzati sui nostri obiettivi. Bene aver conquistato un posto sicuro con una settimana di anticipo. Significa tempo fondamentale per riportare alla pari il nostro livello di forma, che purtroppo - per Covid e infortuni - non è omogeneo. Dovremo sì dosare i carichi, perché qualcuno è molto stanco, ma non possiamo permetterci di non lavorare, per poi arrivare tirati lucidi fra meno di due settimane».

Partendo da una considerazione inattaccabile («l’emergenza spesso ci ha costretti ad abbassare i livelli anche degli allenamenti»), il primo che ha i riflettori puntati addosso è Trevon Allen, fermo per infortunio muscolare da un paio di settimane. Rischiarlo o no, domenica prossima? «Io dico sì - scioglie il dilemma il dt -. Spero tanto possa giocare, perché ha bisogno di stare in campo e non arrivare ai playoff dopo un lungo stop. Il programma di recupero continua, la lesione è molto diminuita, ieri si è allenato e lo farà anche oggi. La speranza è quella di averlo per ridargli il ritmo partita».

«Profondi e solidi»

Ritmo playoff, più che partita, che a Scafati, dove Cantù ha perso di misura, s’è assaggiato bene. «Non c’era bisogno di aspettare questa sfida - spiega Frates -. Sappiamo da quando abbiamo cominciato a cosa andremo incontro ora. Bisognerà essere profondi e solidi - e Scafati lo sarà ancor di più con l’arrivo di Cournooh - per affrontare stress, tensioni e stanchezza. Nessuna novità, questi sono i playoff. È la storia che lo dice. Ti giochi tutto».

Nell’attesa, anche per Cantù, ci sono due finestre di mercato. Una che chiude il 30 per tesserare un Under e una dal 2 al 6 maggio per ingaggiare uno in uscita dalla serie A. «Siamo attentissimi - incalza Frates - ma io non ho dubbi: farlo tanto per farlo non serve, serve gente che abbia impatto. Anche per una squadra come la nostra che ha perso Gigi (Sergio, ndr) senza mai sostituirlo e che avrebbe bisogno di dieci giocatori dieci per la lotteria dei playoff».

Meglio, per intanto, guardare in casa e sperare di riavere presto il Bryant dei giorni migliori. «Dopo l’esplosione iniziale, gli avversari gli hanno un po’ preso le misure - chiude il direttore tecnico -. È giovane e non si era mai trovato davanti a queste difficoltà tecniche, ma le ha metabolizzate e a Scafati nella seconda parte di gara s’è visto. È molto sveglio, furbo e scaltro. Supererà questo momento e troverà anche sul campo le soluzioni più efficaci».

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