Vincoli e il grido di dolore
«Addio piccoli club»

«Nel giro di tre anni le società piccole come la nostra scompariranno a livello giovanile». Il grido d’allarme di Giacinto Losi dell’Olimpia Cadorago

Vincoli e il grido di dolore «Addio piccoli club»
Giacinto Losi dell'Olimpia Cadorago
(Foto di Simone Clerici)

«Nel giro di tre anni le società piccole come la nostra scompariranno a livello giovanile». Il grido d’allarme di Giacinto Losi dell’Olimpia Cadorago per l’abolizione del vincolo sportivo, è quello di molte altre società di base.

«Il vincolo deve rimanere - aggiunge lo storico presidente cadoraghese - perché altrimenti le società più grosse e più appariscenti fagociteranno i giocatori di quelle più piccole. O quanto meno, potrebbe essere tenuto fino all’Under 18, perché l’Under 20 ormai è inutile. Noi per evitare la dispersione già da due anni facciamo le giovanili insieme ad Appiano. Ma senza vincolo, ognuno andrà dove vuole».

Proprio Cadorago porta l’esempio di un giovane addestrato in casa e monetizzato con la sua cessione: Terreni (classe 2000). «È sempre stato da noi fin dal minibasket. Dopo una parentesi a Cantù, è tornato da noi in serie D, poi in prestito in C Gold a Cermenate e adesso svincolato under in C Gold a Gardone. Ebbene, con lui e qualche altro nostro che gioca in C Silver, ci paghiamo le tasse gara per fare la D. Se questi Nas scompaiono, sarebbe una grossa perdita».

Anche la Pallacanestro Cabiate teme ripercussioni. «Non abbiamo mai fatto questioni se un ragazzo vuole cambiare società - fa presente il presidente Giovanni Sironi -. Ed è anche successo il contrario, cioè che qualche società ci abbia dato il cartellino. C’è una buona collaborazione. Però fatta questa premessa, è chiaro che senza il vincolo verranno penalizzati i club più piccoli. Se Cantù o Desio bussano, il ragazzo va, e noi restiamo con il cerino in mano. Non possiamo più fare programmazione. Poi è anche vero che da noi non nascono i campioni. Ma senza vincolo non saremo più tutelati. Aggiungo che con i premi Nas si era raggiunto un giusto equilibrio per il nostro livello».

Ha dei dubbi anche Achille Cardani, dirigente di una società già più strutturata come la Virtus Cermenate. «Bisogna capire se è meglio investire sui giovani, o se mi conviene prendere il prodotto finito. Se infatti faccio crescere un ragazzo fino a 17 anni e poi un’altra società me lo porta via, io perdo i benefici. Ma non credo che sarà così».

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