Bovolon, la carica delle 101
«Le mie gare nel Como da jolly»

Il giocatore friulano, superato il prestigioso traguardo, si racconta

Bovolon, la carica delle 101 «Le mie gare nel Como da jolly»
Edoardo Bovolon (a destra)
(Foto di Cusa)

La carica delle 101. Partite. Centouno gare in azzurro di Edoardo Bovolon, alla quarta stagione nel Como, che per serietà e abnegazione è senza dubbio uno dei giocatori più apprezzati, oseremmo dire, amati dai tifosi del Como.

Bovolon “il Professore”, soprannome nato per scherzo dall’addetto stampa Camagni, ma che rispecchia i tratti del ragazzo friulano: serio, studioso (iscritto all’università, scienze motorie), affidabile, maturo ben più dei 22 anni che porta sulle spalle. In tempi di cambi di maglia frequenti, tipo scambi di figurine gettate a caso sul tavolo, cento presenze con la stessa casacca significa essere diventato un po’ una bandiera.

Ecco perché abbiamo voluto festeggiare (seppure nelle difficoltà dell’emergenza Covid, che ha costretto la squadra ai box) la ricorrenza con una lunga chiacchierata.

Edoardo, 101 partite. Non sono poche.

Me la cavo con una battuta. Meglio festeggiare le 101 dopo il successo con la Juventus, che non la 100esima dopo il ko con la Giana...

Comincia a essere una storia importante, quella tra te e Como.

Posso definire Como la mia seconda casa. Sono arrivato qui a 18 anni, appena uscito dalle scuole superiori, per la prima volta autonomo, dove ho dovuto tirare fuori me stesso. Un’esperienza importante.

Piaci ai tifosi. Lo sai?

Se me lo dite voi... Sono contento.

Del resto hai i tratti che si apprezzano da queste parti: serietà, basso profilo.

Sono un po’ così. Un tipo tranquillo. Ma in certe occasioni mi trasformo. Tipo dopo un gol, mio o della squadra: non cercate di trattenermi. Anche se vedo la partita dalla tribuna, ho bisogno di urlare. Ma per il resto, sono un tipo tranquillo.

Mettiamo in fila, tra 101 presenze, le cinque partite da ricordare. Cominciamo con la prima.

La prima in tutti i sensi. Il debutto al Sinigaglia. Como-Pavia settembre 2017. C’erano i miei genitori in tribuna, e io che addirittura segno un gol. Mi ricordo che non sapevo nemmeno come esultare...

La seconda.

Che è un’altra prima. Il debutto nel Como a Varese, nel derby della prima giornata, in trasferta. Il derby che vincemmo 1-0 con gol di Molino. Ero alla prima esperienza nel calcio vero, con i tifosi sugli spalti. Emozionato.

La terza?

Como-Mantova, curva piena nonostante la pioggia, vittoria decisiva per la promozione e gol di Borghese su mio assist.

Vai con la quarta.

Como-Pergolettese del campionato scorso. Il debutto in serie C, nel professionismo. Una svolta di carriera. Per questo il campionato scorso lo metto al primo posto. Parti ragazzino e non sai se davvero potrai fare questa professione. Il giorno che debutti nel professionismo, è un passo importante. Sperando che duri a lungo.

Infine la quinta...

Mmmmm... fammi pensare un po’...

Ti aiutiamo noi: l’ultima con la Juve. Che prestazione. E che grinta. La vecchia guardia in campo nel momento più delicato.

Bravo, centrato! È stata una partita importante. Dopo il ko con la Giana, serviva una reazione. Io non stavo benissimo, eppure a fine gara sapevo di aver dato tutto. È stata una reazione importante.

Nella galleria, non c’è la partita-promozione contro la Virtus Bergamo.

E per forza. Non c’ero... Nella partita precedente, la 32esima presenza su 32, mi è rimbalzata la palla sul petto ma l’arbitro ha visto mano, ha fischiato rigore e mi ha ammonito. Ero in diffida, e così ho saltato la partita con la Virtus. Che non sembrava nemmeno quella decisiva. Ma poi lo è stata. Quando la squadra si è radunata a centrocampo per aspettare il risultato del Mantova, sono entrato in campo e ho raggiunto i compagni. Ma vuoi mettere essere in campo?

Parliamo della tua trasformazione da centrocampista a difensore?

È avvenuta in modo naturale. Piano piano. Il mister mi aveva detto che mi vedeva bene anche dietro, ma è cominciato nel sostituire qualcuno dietro. Forse una partita che avevo iniziato a centrocampo e per necessità ho finito in difesa. Ma per il mister era un progetto che aveva in mente. Ora diciamo che sono un... jolly. Non scordo l’amore per il centrocampo, ma in difesa mi trovo bene.

E poi ormai hai la maglia numero cinque.

Sì, ma quello è legato ad altro. Un numero che ricorre nelle date importanti che mi riguardano.

Come giudichiamo la squadra dopo l’altalenanza dei risultati?

Abbiamo cambiamo sistema di gioco, sono arrivati giocatori nuovi da inserire... Normale avere qualche battuta a vuoto, normale metterci un po’ per ingranare. Ma la reazione con la Juve dice che la squadra ci crede.

Il mister è molto esigente.

Soprattutto a livello di intensità. Ma stiamo imparando. Allora l’Alessandria cosa dovrebbe dire, lei sì è stata costruita per vincere il campionato... Calma.

Cosa pensi dell’emergenza Covid? Sei per continuare o per bloccare tutto, anche in considerazione di quello che è successo al Como?

Per me bisogna andare avanti. Anche perché il calcio può essere un elemento di distrazione per le persone costrette a casa, magari con delle preoccupazioni.

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