Banchini crudo
«Pensiamo alla salvezza»

«Occorre ragionare con un solo obiettivo, ossia i 40 punti che ci servono per la salvezza. Se cominciamo con altri discorsi, affondiamo»

Banchini crudo «Pensiamo alla salvezza»
BANCHINI E GILARDINO
(Foto di Fabrizio Cusa)

Una domenica nera, «la domenica più brutta da quando sono a Como». Non ci mette molto mister Marco Banchini a bollare questa sconfitta, mettendola in cima alle partite “horror” del suo Como. Il tecnico non salva nulla, se non in parte la reazione nel secondo tempo: «È stata una partita disastrosa dal punto di vista mentale. Sapevamo che la Pro Vercelli era passata per quattro volte in vantaggio dopo pochissimi minuti: ho schierato tre giocatori esperti in difesa perché non volevo errori come quelli poi purtroppo si sono verificati. Ci vuole carattere, perché non è automatico che si perda a Novara e la settimana dopo si batta la Pro Vercelli. Che fare? Occorre ragionare con un solo obiettivo, ossia i 40 punti che ci servono per la salvezza. Se cominciamo con altri discorsi, affondiamo».

È comunque un momentaccio per la sua squadra, anche a livello di errori individuali: «Ci sono state disattenzioni in ogni gol. Sul primo non si doveva fare quel retropassaggio con un campo in queste condizioni, anche sul secondo gol non siamo stati attenti. Per quanto riguarda il terzo, sapevamo che ci poteva essere un blocco su Comi. E blocco su Comi è stato…». Banchini salva in parte il secondo tempo: «Ne parlavo con Ludi, l’atteggiamento della squadra ci fa ragionare in maniera costruttiva. Loro non hanno più tirato, con il 3-4-3 sono tornati in partita anche Ganz e Miracoli. Ho rivisto lo spirito che ci ha sempre contraddistinto».

Banchini a questo punto chiede anche un ambiente più compatto: «Abbiamo avuto un approccio disastroso, è la prima volta che succede, guarda caso nella settimana in cui ho notato un’atmosfera poco serena intorno a noi. Dobbiamo isolarci, siamo allineati con la società sul metodo di lavoro: solo così possiamo raddrizzarci. Dopo il gol preso siamo arretrati, con paura: non abbiamo l’esperienza necessaria per gestire situazioni “border line”. Nelle ultime due settimane ci è venuto a mancare qualcosa a livello di fiducia. E noi dobbiamo giocare da “9” e non da “7”: non cerco scuse, su campi come questo non si può pensare di giocare la palla, ma devono subentrare altre caratteristiche».

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