Felleca: «Dov’era la gente?»

Striscioni polemici allo stadio

Clima non propriamente entusiasta allo stadio, dopo la partita di Carate. Botta e risposta tra tifosi e società

Felleca: «Dov’era la gente?» Striscioni polemici allo stadio
STRISCIONE CURVA COMO
(Foto di Fabrizio Cusa)

Soddisfatto l’amministratore delegato del Como, Roberto Felleca, un po’ meno per le presenze al Sinigaglia: «Evidentemente a Como si viene allo stadio solo dalla serie C in su, secondo me invece il tifoso dovrebbe venire a prescindere. Capisco il dispiacere per quello che è successo a Carate, che è anche il nostro, ma mi aspettavo più gente. Onore a chi c’era che, pur amareggiato, ha comunque sostenuto la squadra». Più rilassato quando parla della squadra: «Avevo un sentore positivo: in D si vince anche con un solo tiro in porta, è la categoria che non prevede il bel gioco. È stata una partita nervosa, ma questa vittoria ci dà grande carica per chiudere un anno che, Carate a parte, riteniamo sia stato positivo. Perché ricordiamo anche che questa squadra poteva ripartire da campionati inferiori, e invece siamo riusciti a iscriverla alla serie D».Ironici i tifosi: il tifo del Como, soprattutto in curva, è altalenante. Per scelta. Perchè, come si legge nella fanzine diffusa in curva a inizio gara, la presenza – scarsa – è solo per la maglia. Non per i giocatori, che hanno “disonorato i nostri colori” e neppure per la società che, come si legge, “dopo l’imperdonabile figura di m... fatta a Carate ha pensato bene di applicare gli stessi prezzi del campionato... Fino a quando la società ci vedrà solo come occasione per fare cassa...ci regoleremo di conseguenza”. Il che ha significato tifo solo a momenti, anzi in una fase del secondo tempo, prima del gol, la curva è persino rimasta seduta. Due striscioni significativi, “la maglia non va strappata ma onorata”, come critica al gesto di rabbia di qualche giocatore alla fine della partita di Carate. Ma il più divertente, e purtroppo anche il più amaro, recitava così “Andarci vicino conta solo a bocce”. Insomma, o si va in C o tutto il resto sono chiacchiere.

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