Il diario di Banchini
«Tridente interrotto»

«Sono sicuro che avremmo ripreso il nostro cammino, con una proiezione di 48-50 punti»

Il diario di Banchini «Tridente interrotto»
BANCHINI
(Foto di Fabrizio Cusa)

Qualche rimpianto, parecchi spunti positivi e tutta la voglia di rimettersi al lavoro: mister Marco Banchini è già mentalmente proiettato sulla prossima stagione, che lo vedrà alla guida del Como per il terzo anno consecutivo. Intervenuto a Como Tv, il tecnico ha fatto il punto sulla stagione conclusa in anticipo, concludendo con una certezza: «La ripresa andrà fatta gradualmente, pensando all’inizio del campionato per metà settembre. Ma dobbiamo pensare che questi mesi hanno messo nei giocatori una gran voglia di rientrare».

Si diceva dei rimpianti, tema che Banchini ha affrontato dopo aver rianalizzato a freddo il campionato, che ha visto il Como escluso dalla zona playoff: «Peccato, alla fine avremmo sposato la decisione di riprendere, mancavano dodici partite, ossia un terzo di campionato. Con lo staff abbiamo ragionato sui numeri: per 20 partite su 26 siamo stati nei playoff, per 5 fuori per un punto. Ha pesato sulla nostra classifica l’ultimo “trenino”, ossia il pareggio di Arezzo e la sconfitta in casa contro l’Olbia, ma eravamo pronti al rilancio, in una categoria caratterizzata dall’equilibrio».

In poche parole, per Banchini era pronosticabile un finale diverso: «Sono sicuro che avremmo ripreso il nostro cammino, con una proiezione di 48-50 punti. Credo che il vero problema sia stata la gestione dei finali. Quando vieni raggiunto al 90’ o al 97’ parliamo di episodi e 6 punti lasciati per strada alla fine pesano. Penso alla sfida con la Juve: fallito il raddoppio, abbiamo subìto gol su calcio d’angolo».

Non mancano però i motivi di soddisfazione: «Io ho visto sempre la squadra come piace a me, capace di dominare l’avversario, imponendo la propria idea di gioco. È stato applicato il mio “credo”: pressing e fase di non possesso lontano hanno permesso di non subire e di essere meno esposti all’imprevedibilità tipica della categoria, qualità che ci sono state riconosciute all’esterno». Una categoria in cui Banchini ha potuto lanciare anche tanti giovani e rilanciarne altri più esperti: «Dalla D dei record abbiamo portato tanti giovani, cinque-sei sistematicamente nel gruppo. Ricordo che a Monza c’erano in campo quattro giovani e avevamo in quel periodo già dato più chance a Celeghin, De Nuzzo e Peli. Gabrielloni? Io e lui sappiamo cosa ci siamo detti a inizio anno, con 10 gol senza rigori ha fatto bene e sono contento per lui. Due parole poi su Ganz: ha dato un grande contributo calandosi nella parte di uomo-squadra, dimostrando poi di avere doti non comuni per la C».

Da cosa ripartire? «I ragazzi hanno interpretato bene l’evoluzione tattica. Bisogna ripartire da quello che si ha a disposizione: un’idea l’avevamo, con gli innesti di Cicconi e Lanini e il recupero di Gatto il progetto era giocare con due interni di centrocampo e tre giocatori offensivi. Purtroppo questo assetto l’abbiamo visto solo nel secondo tempo contro l’Olbia… Inoltre fa piacere essere tra le migliori difese del girone: questa impronta di pressing offensivo è entrata a far parte dei giocatori. E sentirglielo ripetere in ogni intervista è motivo d’orgoglio per l’allenatore, che è il primo tifoso della sua squadra

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