Prada compie 90 anni
Una storia tutta azzurra

Non è un presidente, non è (stato) un bomber, un è allenatore. Eppure gli va tributato uno spazio come se lo fosse. Perché il Livio lo conoscono in tanti

Prada compie 90 anni Una storia tutta azzurra
livio prada
(Foto di Nicola Nenci)

Non è un presidente, non è (stato) un bomber, un è allenatore. Eppure gli va tributato uno spazio come se lo fosse. Perché Livio Prada lo conoscono in tanti. Anche quelli che non sanno nulla di calcio o di motonautica, i suoi due amori, ma semplicemente si sono imbattuti nel suo sorriso, sempre entusiasta. Proprio lo stesso che aveva in quelle foto in bianco e nero, che l’età non ha spento.

Livio Prada domani compie 90 anni. I tifosi, e quelli che gli vogliono bene, troveranno il modo per celebrarlo: qualcosa è in programma lunedì. Ieri siamo andati a trovarlo nella sua elegante casa di via Ferrari. E lo abbiamo trovato, come sempre, divertito e sorridente di fronte a questo traguardo che emoziona.

Per i pochi che non lo conoscessero, raccontiamo che Livio Prada, dalle entusiastiche pedalate da adolescente con cui in bicicletta portava i medicinali dalla farmacia di via Milano allo staff medico del Como, si è costruito un ruolo attivo e costante nel calcio e nella motonautica. Oltre settent’anni di campo con il Como: raccattapalle, factotum, addetto agli arbitri, accompagnatore, uomo di fiducia dei giocatori. E decenni anche nella motonautica, dopo che la sua attività di autotrasportatore lo aveva portato a muovere i bolidi dell’acqua sui bilici, e poi grazie alla sua disponibilità e al suo senso pratico, a diventare responsabile della logistica sui campi di gara, tanto da ricevere la cittadinanza onoraria di Auronzo di Cadore, dove per vent’anni era il re degli alaggi. «Come Bearzot...», ride oggi, ricordando l’altro cittadino onorario di Auronzo, con il quale divideva anche una vaga somiglianza fisica, a partire dal naso da pugile («Colpa di una moto che mi investì sul marciapiede»). (Il) Livio ieri ha tirato fuori decine di foto, per il gusto di condividerle insieme. E una sentenza: «Cosa ho amato di più tra i motoscafi e il Como? Mah, solo per gli anni di militanza, direi gli azzurri». Un anno fa la società gli ha impedito, dopo 73 anni filati, di andare in campo: «Ci sono rimasto male, ma capisco. Questa poi è una società seria. Ha pagato tutti gli stipendi durante il Covid...». Impossibile mettere insieme tanti anni di presenza, di passione, di aneddoti. Più facile farci accompagnare dalle foto. Quella mentre esce dal campo con Gigi Meroni, per esempio. «Lo segnalai io al Como, prima ancora di vederlo a San Bartolomeo. Lo vidi nelle partitelle nel suo cortile di via Milano: il gol era centrare la cassetta delle lettere (chissà come erano contenti i condomini). Non sbagliava mai».

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