Como, contropiede Gattuso
«Meglio il ritorno dell’andata»

La confessione del tecnico azzurro nella domenica della pausa

Como, contropiede Gattuso «Meglio il ritorno dell’andata»
Giacomo Gattuso, allenatore del Como
(Foto di Cusa)

Giacomo Gattuso ci apre la sala dei comandi. Avete presente di quando, nei viaggi in aereo (prima dell’11 settembre) si chiedeva alla hostess di affacciarsi nell’ufficio del comandante per vedere gli strumenti di bordo? L’allenatore accetta di mostrarci valutazioni e cruscotto di volo, i cui dettagli spesso sfuggono ai passeggeri. Riflessioni non banali in cui dà anche risposte ai (pochi) critici. Con la serenità di (quasi) sempre. All’ultimo rifornimento di energie prima del rush finale nel quale mettere la firma sulla salvezza e poi prendersi qualche soddisfazione.

Mister, veniamo subito al dunque. Lei ha dichiarato, con molta onestà, che una partita come contro la Ternana (che lei ha definito buona), non avrebbe avuto uguale valutazione all’andata.

Io sono intellettualmente onesto. Non mi nascondo e dico le cose come stanno. Nel girone di andata giocavamo meglio, senza dubbio.

Come mai?

Perché stavamo bene, perché avevamo un giocatore come Chajia unico nel ribaltare l’azione, perché nel girone di ritorno in generale si vedono partite più bloccate perché tutti conoscono meglio tutti. Volete sapere una cosa, però?

Prego.

Io do più valore al Como del girone di ritorno. All’andata divertivamo di più, la gente era più contenta, ma nel ritorno questo gruppo ha saputo stringere i denti nei confronti di infortuni, stanchezza, espulsioni, vento contrario reagendo sempre, conquistando punti con i denti. Io ai ragazzi devo fare i complimenti.

Il Como ha vissuto tre fasi. Giusto?

Sì, l’approccio duro, con tre ko di fila ma anche con importanti segnali di gioco e identità come nelle prime due trasferte o con l’Ascoli; la fase migliore, con vittorie brillanti fino all’infortuni di Chajia: e poi questa fase, dove comunque, pur nelle difficoltà, non sono mancate prestazioni buone.

Tipo?

A Frosinone, con il Cosenza, il primo tempo con il Brescia, il secondo con il Lecce, l’approccio di gara a Benevento... e poi lasciatemelo dire: soprattutto ad Alessandria.

Perché soprattutto?

Perché, curiosamente come l’anno scorso, avevamo di fronte un avversario per il quale era la partita della vita. Noi siamo rimasti in dieci presto, e i giocatori hanno avuto uno spirito di sacrificio importante. Non hanno mollato un centimetro. Un punto molto importante.

Lei ultimamente ha cambiato modulo. Fa parte della strategia per sostituire Chajia?

Il motivo fondamentale per cui ho pensato ad altro è che il 4-4-2 sta cominciando ad essere prevedibile. Non è detto che non lo rivedremo, ma è il momento di pensare a qualcos’altro. Come lo scorso anno passammo dal 4-2-3-1 al 4-4-2. Io sono l’allenatore e sta a me inventarmi qualcosa se la squadra è prevedibile. Si era già visto qualcosa di diverso nel secondo tempo con la Reggina o con la Ternana. Ora, con questo modulo Ciciretti è più vicino alla porta, può essere più pericoloso.

Ma Ciciretti è pronto per fare il titolare fisso?

Ha avuto una piccola ricaduta e lo abbiamo tenuto a riposo. Poi, ammetto di essere stato condizionato dalla prova con la Spal, in cui non aveva fatto bene ma come tutta la squadra, e allora non l’ho schierato a Pordenone. Ma lui adesso è pronto anche se per me sulla fascia rischia di sprecare energie.

Aveva la fama di scapestrato, invece...

Invece ho trovato un ragazzo molto disponibile e abilissimo a inserirsi nel gruppo. Sapete come? Con le barzellette. Ma quante ne sa...? E tutte nuove, ogni volta è uno show.

Il Como è salvo?

Io aspetto la matematica. Non corriamo. Nel caso, è un traguardo da prendere con molta soddisfazione.

C’è chi dice che se il Como avesse vinto a Monza avrebbe lottato per i playoff.

Me lo ha detto anche Simone Braglia. Io credo che il calcio sia il posto dei luoghi comuni, delle etichette. La realtà è che avevamo quasi ribaltato una partita con uno squadrone e che abbiamo perso per un tiro pazzesco al 90’.

Si dice: se non fosse uscito Chajia...

A volte la gente non sa che può capitare sia anche il giocatore ad aver esaurito la benzina e a chiedere la sostituzione.

Come legge il dibattito sugli allenatori giochisti?

Io penso che un allenatore debba far giocare la squadra in modo adatto alle caratteristiche dei giocatori che ha. Fare gli integralisti può portare a dei rischi. Se io avessi, ad esempio, giocatori a centrocampo con caratteristiche diverse, più palleggiatori, forse vedremmo un calcio diverso. Ma il calcio deve essere prima efficace. Non c’è un modo di giocare di Gattuso, a prescindere. Se ci fosse una sola verità, tutti giocherebbero allo stesso modo.

Torniamo per una attimo alla sua reazione con i tifosi con la Spal.

Ah sì, certo: è stata anche per fare capire alla gente che la spinta del pubblico era stata fondamentale per la promozione in B e sarebbe stata fondamentale per la salvezza. La gente è stata fantastica con noi e la ringrazio. Però quell’episodio mi ha dato la possibilità di ricordare a tutti quale è l’atteggiamento più utile per la squadra. Quell’applauso me lo ricorderò a lungo.

Parliamo un po’ di singoli. Cerri?

Di Cerri, molti si sono accorti quando è mancato, non certo io che ne apprezzo la sua capacità tecnica a far partire l’azione.

La Gumina?

Ha mostrato spirito di sacrificio. Non ha mai pensato solo a se stesso ma anche ad aiutare la squadra. Sono contento di lui.

Bellemo.

Straordinario. Una crescita notevole, uno dei migliori centrocampisti della categoria.

Il ballottaggio Gori-Facchin?

Il Como deve considerarsi fortunato ad avere due bravi portieri. Quando Gori si è fatto male, Facchin ha fatto grandi prestazioni. Gori è tornato, ma tre mesi fuori non sono uno scherzo. Può prendersi il tempo necessario, anche perché c’è chi fa un grande lavoro in campo.

Parliamo del futuro di Gattuso?

Mi sembra troppo presto. Non abbiamo ancora centrato l’obiettivo. Non è ancora il momento.

Ovvio che deciderà la società. Ma la domanda è un’altra: lei quando è arrivato qui non voleva fare l’allenatore della prima squadra e si era detto pronto, nel caso le cose non fossero andate bene (come invece sono andate) a tornare nelle retrovie. Poi però , a fine campionato disse anche che ci aveva preso gusto. E’ cambiato il suo approccio?

Devo ammettere che... un po’ sì. Questa esperienza mi ha fatto riflettere, assaporare le sfumature di questa professione. Mi piace.

Dunque il giorno che, anche lontano, il rapporto con il Como dovesse interrompersi, potrebbe aver voglia di proseguire...

Non ci ho pensato. Vediamo...

PS: Un anno e mezzo fa non avrebbe risposto così. Dunque sì: ci ha preso gusto!

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