Suwarso: «Siamo qui
perché Como è unica»

Lunga intervista all’uomo della proprietà indonesiana: «Innamorato del calcio italiano e di questo luogo»

Suwarso: «Siamo qui perché Como è unica»
Mirwan Suwarso allo stadio Sinigaglia di Como
(Foto di Cusa)

Ha 50 anni, ma ne dimostra meno. Forse perché, al di là dell’aspetto fisico, è gioviale, dinamico, sorridente e dagli occhi emana un entusiasmo ancora molto giovanile. Mirwan Suwarso, il manager che lavora per la famiglia Hartono, parla per la prima volta del progetto-Como e lo fa con La Provincia. Tanto per essere chiari: se analizziamo il board, Mr. Suwarso per il Como non è... nulla. Non ha cariche, non ha nemmeno responsabilità dirette.

Eppure, perdonateci l’esagerazione, Suwarso è il personaggio chiave di tutta questa vicenda.

Primo, perché essendo il manager di uno dei rami principali delle aziende di Hartono (la tv e l’enterteinment) è ascoltatissimo dalla famiglia e ha la massima fiducia dalla stessa; secondo, perché è stato lui, con il suo amore per il calcio e la folgorazione per Como, a proporre ai due magnati indonesiani questo business. Dunque, sì: parlare con lui significa parlare con la proprietà. Ed ascoltare, dalla viva voce del padrone, il perché di questa avventura alla quale ancora, allibiti o scettici, molti faticano a credere, per dimensioni e prospettive.

Mister Suwarso, buongiorno.

Buongiorno a lei. Felice di conoscervi.

Abbiamo descritto in tanti modi il progetto-Como: il calcio, l’enterteainment, la tv, la location... Può riassumerlo, dal vostro punto di vista?

Semplice. Lei conosce i Chicago Bulls? O i Dallas Cowboys?

Certo che sì.

Bene. Ci piacerebbe fare del Como un brand di questo tipo. Con le dovute proporzioni, ovvio. Magari lei non conosce i giocatori, o con chi giocano la prossima partita, ma ha bene in mente di ciò che parliamo. In poche parole, qualcosa che un tifoso di calcio medio sappia riconoscere immediatamente.

Ok, ma perché avete scelto proprio Como?

Lavoravo per realizzare alcuni contenuti video per l’Inter, sarà stato il 2017. Venni a Como in gita e rimasi estasiato. Non solo una questione di bellezza, ma ho avuto la sensazione... È difficile da spiegare... che questo fosse un luogo di pace, addirittura dove poter ritrovare se stessi. La mia passione per il calcio ha fatto unire i puntini. Ho proposto alla famiglia Hartono la cosa, e l’hanno votata all’unanimità (come sempre del resto: solo con l’unanimità della famiglia si fanno le cose).

Ok, ma siete manager. Il vostro sarà stato anche calcolo e non è facile scommettere su una realtà come Como, che da anni era dimenticata dal mondo del calcio.

Per noi conta un triangolo magico: il calcio, la gente, il business. Le tre cose devono essere allineate e avere margini di sviluppo. L’Italia è un luogo dove, secondo noi, si può sviluppare un’idea del genere, e a Como in particolare.

Perché non avete comprato una squadra inglese? Avete delle sedi operative lì, il vostro uomo di fiducia per il settore calcio, è l’inglese Dennis Wise...

Credo che il calcio in Inghilterra abbia perso molta della sua anima. La parte storica sta per essere dimenticata, a beneficio del pubblico turista. Solo business, biglietti cari per agevolare un certo tipo di spettatore. In Italia, invece, la tradizione culturale legata al calcio resta viva: i padri tramandano ai figli, e possono permettersi ancora due biglietti senza svenarsi. Questo aspetto è fondamentale. fare calcio ma anche cultura, valori. E poi...

Poi?

Questo magari non ha inciso, ma in Italia il pubblico è molto più competente. Parla di tattica, capisce cosa sta vedendo e di cosa sta parlando. In Inghilterra le partite sono più simili a una guerra, si butta la palla di là senza molta tattica e gli spettatori sono più attenti a vincere che non a capire.

La sua passione per il calcio da dove arriva?

Ho giocato da bambino fino ad arrivare ad essere semiprofessionista di calcetto. Ero innamorato del calcio italiano. Sempre per quella ragione legata a un certo modo di vivere il pallone. Ero affascinato. Poi c’è stata la questione lavorativa. Con la famiglia Hartono lanciammo la piattaforma “Super Soccer” che si occupava di calcio per reclamizzare le sigarette. Quando poi il ramo del tabacco ha abbassato il suoi parametri di sviluppo, abbiamo diversificato, puntando molto sull’enterteinment, sulla tv, sul calcio. Abbiamo preso i diritti della Premier. Ma io avevo in testa Maradona, Careca (il più forte), Gullit... quel calcio lì.

Ci parla un po’ della famiglia Hartono?

Sono due fratelli: Michael, il maggiore, e Robert Budi il più giovane. Hanno, rispettivamente, tre e quattro figli. Il mio capo è Roberto, figlio di Michael, la persona che avete visto in video l’altro giorno: più o meno, ogni figlio si occupa di un ramo dell’azienda e lui è a capo dell’enterteinment, settore dove ci sono la tv, la musica e il calcio. Dunque il Como.

È vero che lui ha chiesto che il Como giocasse almeno in B, così poteva entrare nella playstation...?

Sì, ma non è la storia del rampollo che vuole giocare con la sua squadra. La sua era una richiesta strategica: se vuoi farti conoscere nel mondo, devi essere presente su determinate piattaforme. I ragazzi vedono la partita una volta alla settimana, ma giocano sette giorni su sette. Il brand Como deve stare lì, questo era il senso della sua richiesta.

Qui si chiedono: il Como dove arriverà? Può fotografarci il progetto nei suoi contorni.

Molto semplice: il nostro è un progetto lungo. Non abbiamo mai chiuso un progetto, mai falliti con un’azienda e mai licenziato nessuno. Potrei farvi l’esempio di come abbiamo sviluppato in undici anni l’Amazon indonesiana, Blibli.com, acquistando i supermercati per diversificare l’offerta. Vogliamo restare a lungo.

Per arrivare dove?

Vogliamo arrivare in alto: abbiamo un’idea di business trasversale, cioè dobbiamo creare un’empatia con il territorio, essere al centro della vita dei comaschi, essere un’opportunità di divertimento. Per questo pensiamo anche a dei concerti. La gente, il territorio, la squadra: tutti uniti. La serie A? Io non ho l’autorità per fare discorsi tecnici, devo fornire gli strumenti a chi è qui per poter andare a combattere.

Perché Wise?

L’ho conosciuto per Super Soccer. Abbiamo trovato un manager molto capace e diretto che non aveva paura ad essere crudo, se non credeva in una cosa, ma molto attento e rispettoso delle finanze impiegate. Mi è piaciuto subito, a pelle.

Come è stato l’impatto con il Sinigaglia: giovedì ha visto la prima partita del Como.

Mi ha colpito la curva: hanno cantato dall’inizio alla fine, con tutto quel freddo. Vuol dire che sono davvero appassionati.

Lei, quando avete comprato il Como, ha scritto sui social: abbiamo comprato lo zoo.

Sì. È il titolo del mio film preferito. La storia di una famiglia che prende uno zoo fatiscente e lo porta al massimo splendore. Ma il mio riferimento non era al fatto che avessimo preso qualcosa di fatiscente, non c’era nessuna offesa in quel termine. Piuttosto quel film è molto educativo perché spiega come la determinazione, la passione, il gioco di squadra possano far ottenere risultati incredibili. Io lo vedo spesso con i miei figli (ne ha quattro, di 20, 18, 13 e 3 anni, ndr), e spesso ci mettiamo a piangere per il suo significato.

Mola sta per sbarcare in Italia.

Sì, una bella avventura. Troverete film, concerti sport. Partiamo piano poi vediamo.

Lo stadio: che idea avete? Questo rimodernato, uno nuovo qui o uno nuovo altrove?

La storia non si cancella, e questo stadio è la storia, profuma di storia. Se potremo, lo stadio sarà sempre qui.

Vede le partite del Como in Indonesia?

Certo. Prima le vedevo registrate per il fuso. Poi all’esordio di Jack Gattuso l’ho vista in diretta, abbiamo vinto e da lì Wise mi costringe a vederle live per scaramanzia. Mi sveglia di notte con il telefono... (ride, ndr).

Prossima mossa?

Mi piacerebbe venire a vivere in Italia. Magari spostare qui il quartier generale di Mola tv. più di un sogno.

Non è che, con il nome sulle maglie della Sampdoria, vi viene in mente di prendere la Samp? Qui ci siamo già passati..

Non è li nostro stile. Siamo qui per Como, e per sviluppare un progetto in questa città.

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