Verga: « Ma se porto in serie A
il Como femminile poi dove gioco?»

Intervista al patron dell’ambiziosa squadra che domani comincia il campionato

Stefano Verga si appresta alla seconda stagione del suo Como femminile. Ma nel frattempo è passato un uragano che ha rischiato di spazzare via anche lui. Ce la ricordiamo bene quella sera di febbraio, seduto nello studio del suo avvocato, con le mani nei capelli: gli erano stati contestati mancati pagamenti all’erario, per centinaia di migliaia di euro, retaggi della vecchia gestione. Verga non sapeva più cosa fare mentre in giro si parlava di Como fallito, di grandeur già tramontata, di figura di palta.

Ma Verga ha reagito. Prima ha trovato un accordo (non senza cause, penali e civili) con la vecchia proprietà perché tornasse in sella a sistemare le cose. Poi ha costruito una specie di Frankestein in laboratorio: l’acquisto dei diritti dalla Riozzese, nel frattempo scissa dalla sua metà maschile. Oggi c’è la Riozzese-Como, archibugio formale per garantire regolarità alla vicenda. Ma la sostanza è che Verga, con la sua squadra femminile, riparte dalla serie B appena conquistata con la vecchia Acf Como, ed è pronto a dare l’assalto alla Serie A, secondo progetto manifestato un anno fa.

Dica la verità, Verga: ha avuto paura.

Altroché. Hanno cominciato a spulciare nelle mie proprietà, avevo paura di dover mollare tutto, di non poter mantenere le promesse fatte. Ma ero totalmente innocente.

Errori che si rimprovera?

Al momento del passaggio di proprietà, invece che fare una “due diligence” accurata, mi sono accontentato di una manleva sul passato. Ma il perché è che c’erano tempi strettissimi per poter iscrivere la squadra. Forse certe cose sarebbero venute fuori prima.

Comunque avete messo una toppa.

E che toppa. Un esempio di alchimia societaria. Abbiamo fatto un’operazione mai fatta prima, ma non per questo irregolare. Con alcuni crismi, si è potuta fare. E io ho potuto restare in sella al mio sogno.

Che è?

Portare il Como, la Riozzese-Como oggi, in serie A. Fare della squadra femminile di questa città una protagonista di un mondo in grande espansione come il calcio femminile. In questo mi sento all’avanguardia.

In che senso?

Il calcio maschile è finito. Ok, parlate di Champions, di big, di interessi multimilionari. Ma dietro, cosa c’è? Il sistema è imploso e il lockdown sta scoperchiando certe situazioni. Costi gonfiati, cifre assurde per fare un campionato di C, società al di sopra delle proprie possibilità, fallimenti, allegria e valori dello sport uguali a zero. Il calcio femminile in questo è aria pulita. Sarà lo sport del futuro. Se venite a vedere una partita di calcio femminile, vi renderete subito conto di tante cose.

Tipo?

Qui non ci sono perdite di tempo, non ci sono simulazioni, c’è allegria. Gioco più lento ma meno schizofrenico, più comprensibile.

Dicevamo della serie A.

Abbiamo fatto una squadra forte. Sono rimaste in 12 dalla scorsa stagione. Abbiamo preso ragazze forti. Dico l’ultima, Alice Cama, un giovane fenomeno. E sto prendendo un attaccante argentino fortissimo. Vogliamo essere subito protagonisti, andare in serie A subito.

E poi?

Poi ve l’immaginate? Arrivano qui la Juventus, la Fiorentina, l’Inter. E poi arriva Sky per le dirette. Non è la serie A di dieci anni fa, eh.

Dunque dove giochereste?

Bella domanda. Dove giocheremmo? Non lo so.

Quest’anno giocate a Pontelambro.

Abbiamo mollato Cantù perché non ci siamo lasciati bene. Abbiamo aderito alla disponibilità di Tavecchio, giocare lì è anche un omaggio a una persona che ci ha aiutato molto per trovare una via su come ripartire.

Però in serie A ci sarebbe l’esigenza di riavvicinarsi a Como.

Sarebbe un’occasione persa anche per la città. Con una squadra nella massima serie, con dirette tv nazionali, non fanno niente? Sì, mi aspetto che si possa parlare di giocare al Sinigaglia. Sarebbe giusto. Alternative? Mi viene in mente Meda, ma le alternative le prenderemo in analisi se non andasse in porto Como. E comunque in A, prima bisogna andarci.

Il Comune come si comporta con voi?

Io devo ringraziare l’assessore Galli che ci ha aiutato quando abbiamo avuto bisogno. Adesso faremo la presentazione delle maglie in Comune, martedì alle 12.30. A proposito: maglie bellissime. Quelle del Como maschile invece mi sembrano un po’ azzardate.

Ecco che viene fuori il Como maschile, la sua esperienza da vice presidente e l’interruzione del rapporto quando è arrivata l’attuale società.

Ero troppo ingombrante per il profilo della attuale proprietà. Eppure secondo me a questo Como adesso manca uno come me. Uno che faccia da collante con la città, con la pancia della piazza. Questa società, che per certi versi è eccezionale, ha solo il difetto di essere un po’ distante, un po’ distaccata, un po’ irraggiungibile.

Dei suoi 5 anni a Como cosa ricorda?

La promozione in B da sostenitore non ancora main sponsor, l’anno con Foresti in cui ho cominciato ad avvicinarmi a certe dinamiche e la promozione in C con Felleca e Corda, forse la cosa più bella. Un anno fantastico. Ma adesso fatemi pensare alle mie donne.

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