Eppure c’è chi si allena
Rocek: «Noi qui ok»

«Qui siamo molto sereni e viviamo giorno per giorno, prendendo tutte le cautele prescritte e sperando che la situazione rimanga sotto controllo»

Eppure c’è chi si allena Rocek: «Noi qui ok»
AISHA ROCEK AL REMOERGOMETRO
(Foto di Gianfranco Casnati)

Sciolte le righe del raduno del gruppo olimpico la scorsa settimana, non tutti gli azzurri sono tornati a casa.

La comasca Aisha Rocek, in forza ai Carabinieri (ma rimasta tesserata anche alla Lario, dove è crescita e per la quale ha conquistato il Mondiale Junior nel 2016 in due senza) è rimasta in “caserma” a Sabaudia, dove prosegue la preparazione.

A Como è rimasta la famiglia. Una famiglia di sportivi. Il papà Yaro, originario di Praga è arrivato come allenatore alla Lario negli anni ’80 e lì è rimasto sempre (attualmente segue i più piccoli), mentre la mamma Jana è una pallavolista.

Il 29 dicembre 1998 sono nati a Como i gemelli Aisha e Patrick, il destino dei quali è stato segnato sin dall’età della ragione: remare, remare, sotto gli occhi attenti di papà Jaro. I risultati sono arrivati puntuali, permettendo ad entrambi di vestire la maglia azzurra. L’anno scorso ai Mondiali di Linz, Aisha Rocek e la compagna di squadra Kiri Tontodonati, hanno compiuto la straordinaria impresa di qualificare direttamente il due senza a Tokyo 2020 e ora si apprestano a compiere un altro miracolo: tentare la qualificazione del quattro senza, coronavirus permettendo.

«Noi del Gruppo Sportivo Carabinieri - spiega Asha - siamo rimasti a Sabaudia nel nostro centro, dove possiamo continuare la preparazione, sperando che termini presto l’emergenza sanitaria e il canottaggio, come tutti gli altri sport riprenda a pieno ritmo».

Sei preoccupata della crescita dell’epidemia? «Qui siamo molto sereni e viviamo giorno per giorno, prendendo tutte le cautele prescritte e sperando che la situazione rimanga sotto controllo. Certamente le notizie che arrivano dall’esterno non sono rassicuranti. Penso alla mia famiglia a casa, vista la situazione in Lombardia. Anche nel Lazio i campanelli d’allarme ci sono: basti pensare che la zona rossa di Fondi è a solo 40 chilometri da qui».

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