Como, intervista a Corda  «Ecco i segreti delle mie rimonte»
Ninni Corda, 44 anni, collaboratore tecnico del Como

Como, intervista a Corda

«Ecco i segreti delle mie rimonte»

Il collaboratore tecnico: «Pronti per l’ultimo sprint. Riuscirci di nuovo sarebbe pazzesco»

Un’anteprima dell’intervista a Ninni Corda, pubblicata oggi sul nostro giornale, firmata da Nicola Nenci.

Chiamarlo «collaboratore tecnico», ci fa un po’ ridere. Questa però è l’abito formale che fissa i confini di Ninni Corda, vera anima di questo Como, ancora squalificato ma mente tecnica del progetto azzurro. Quattro chiacchiere, a tavola con lui, alla vigilia dello sprint finale verso la C, erano necessarie.

Scusi Corda: le facciamo notare che il cameriere l’ha appena chiamata “mister”.

Deformazione professionale.

Ma lei del Como, in fondo cos’è?

Ditemelo voi. A un certo punto pareva fossi il Diavolo. Il calcio è la mia vita, il mio terreno. Il ruolo datemelo voi.

Il Como ce la fa?

Bella domanda. Stiamo dando tutto, il 110%. Ce la giocheremo con una squadra forte.

Punti deboli del Gozzano?

Quando li ho visti dopo il mercato, ho notato tutti i “nuovi” subito in campo. Strano. Noi li abbiamo inseriti poco alla volta. Magari questa rivoluzione ha lasciato strascichi. Lo vedremo.

Il Como a un certo punto è decollato.

Abbiamo raccontato tutto: i tempi necessari, il mercato fatto in fretta... Magari c’è anche un segreto.

Certo che c’è

Urca! Una volta tanto... Dunque?

A fine ottobre abbiamo fatto una riunione con lo staff e abbiamo deciso di cambiare preparazione. Più intensità, più forza.

Il ritorno del rugby “cordiano” in allenamento...

Quello un elemento. Ma è un discorso più ampio che abbiamo messo a punto con Andreucci. Avete visto il Milan?

Certo.

La differenza la fa l’intensità. Correre e aggredire, dare tutto. E bisogna prepararsi.

Come va con Andreucci?

Bene. Bravo allenatore, molto intelligente

.

Lei sa che, con le sue grida dalla tribuna, è molto difficile trovare uno che sopporti...

È molto difficile lavorare con me, lo ammetto. Perché sono uno che cura il dettaglio, stressa all’inverosimile, è sempre sul pezzo, se la prende per niente. So come sono. Ma con Andreucci condividiamo il progetto, ogni scelta. Oserei dire persino ogni sostituzione. Bel lavoro di squadra di cui vado orgoglioso.

Ha trovato cambiata la città, dopo 10 anni?

Sì, più scarica. Ma è normale, visto quello che è successo.

Diceva del diavolo. Però il fatto che sai venuto qui con una squalifica sulle spalle ha pesato. O no?

Beh, se è per questo c’è qualcuno che ha soffiato sul fuoco. Magari che è andato a far pressioni in Procura per farmi allungare la squalifica. A che pro? E anche se me la allungano cosa cambia? Che poi avrei tante cose da dire.

Tipo?

Mi hanno dato tre anni per illecito presunto. Roba da matti.

Qualche errore lo avrà pure fatto, però...

Sì, ne ho fatti. Mi sono avvicinato a persone che era meglio restassero lontane. Sono stato uno stupido. Ma mica posso buttare via tutta la carriera per un errore.

Riassumiamo?

Riassumiamo.

Ho vinto a Tempio, ho vinto a Como, ho vinto in C2 ad Alghero e a Savona e perso i playoff per la B a Savona. Proprio male non sono. O no?

Ma cosa vuol fare da grande?

Non lo so. Aspettiamo che scada la squalifica poi si vedrà.

Più allenatore o più dirigente?

Più dirigente. Vorrei occuparmi di tutto. Come ho sempre fatto

.

Se, dieci anni dopo si ripete la rimonta e la vittoria, cosa fa?

Intanto, se succede si potrà concludere che non sono un coglione. Si può dire? Due vittorie in due esperienze a Como sarebbe un bel risultato. Ma stiamo calmi. Cosa farei per festeggiare? Non ci ho pensato

Ma perché lei vuole giocare sempre dopo gli avversari?

Molti pensano che sia un vantaggio, e in parte lo è. Ma la ragione vera è che si elimina un’ombra psicologica dalla testa dei giocatori che pensano solo a vincere e non a cosa stanno facendo i rivali

Lei ha detto che l’obiettivo è andare in serie A in 5-7 anni. Non le sembra di esagerare?

Lo so che ridete. Ma io ci credo.

Intanto però state per infilarvi nel cimitero degli elefanti che è la serie C. Sa che è dura venirne fuori?

Balle che vi hanno raccontato. Il dramma è la serie D. In C ci sono dei contributi, c’è la possibilità di avere giocatori dalle grandi società, si può vincere stando attenti ai conti. Alessandria e Cremonese hanno speso senza vincere, il Benevento è andato in B l’anno che ha stretto la cinghia. Ma ci vuole una società attenta ai conti. Come questa.

A proposito: le piace questa società?

Molto. Spero solo che Verga entri nella compagine. È uno che merita.


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