Fancellu si affida al ciclosimulatore «Ma senza obiettivi non è facile»
Alessandro Fancellu

Fancellu si affida al ciclosimulatore
«Ma senza obiettivi non è facile»

Parla il corridore di Binago, fermato nel pieno della stagione

«In questo momento si fa quello che si può». Alessandro Fancellu, di stare fermo non ne ha proprio voglia. Ciò, sebbene trovare le motivazioni nel contesto emergenziale in cui si sta vivendo non sia affatto facile. Di obiettivi, ovviamente, al momento non ce ne sono e non ce ne possono essere.

Il calendario sportivo è stravolto; difficile dire quando e se si ripartirà. L’ultima uscita vera è stata in Turchia, a fine febbraio. Lì, al Tour of Antalya, Fancellu s’è piazzato terzo, riempiendo di buoni auspici un 2020 che, a quel punto, pareva mettersi proprio bene. Al rientro a casa, la consapevolezza immediata che qualcosa non girava nel verso giusto. «Quando ero in Turchia – dice – ascoltavo sì le notizie da casa, ma senza farci troppo caso. Quando sono atterrato a Malpensa, e ho visto le persone con le mascherine, ho capito che si trattava di qualcosa di serio, non di un problema da poco».

Di lì a qualche giorno è arrivato lo stop a scendere in strada perfino per allenarsi. Questo, proprio quando lo sportivo di Binago si stava rimettendo sotto per puntare dritto al Giro di Sicilia, in programma ad aprile. «Dopo che il debutto stagionale a Maiorca è slittato, in Turchia ho fatto bene. Quando sono tornato a casa mi sono subito messo a lavorare pensando alla Sicilia. Quello, in effetti, sarebbe stato l’obiettivo successivo. Ovviamente è stato tutto annullato», prosegue.

Resosi conto che di pedalate vere, almeno per un po’, non ce ne sarebbero state, per Fancellu s’è aperta la porta dell’allenamento a casa, così come del resto avviene per tanti altri atleti professionisti. Nulla a che vedere con la bici vera e propria, però quantomeno è possibile rimanere in forma in attesa che tutto riprenda il suo naturale corso. «Lavoro con i rulli e con il ciclosimulatore, che si avvicina un po’ più alla pedalata su strada. La prima settimana ho praticamente staccato: quando si è capito che non si sarebbe corso per un po’ ho preferito riposare. Non serve a niente continuare a tutta quando non si sa quando sarà la prossima gara. Potrebbero passare mesi. Se poi davvero la stagione dovesse andare fino a novembre vale la pena riposarsi un po’ ora».

Di certo, le giornate sono diventate improvvisamente lunghe. Difficile, in queste condizioni, trovare la voglia di mettersi in sella per pedalare sul posto. «Adesso si fa quello che si può fare in casa. È chiaro che alla mattina, quando mi sveglio, spesso mi capita di chiedermi perché mi devo mettere sui rulli. Quando non si ha un obiettivo ben definito, del resto, le cose si fanno un po’ così. Questo è il vero rischio».

Una certezza, comunque, c’è, e si chiama bilancia. «Non posso lasciarmi andare troppo: un chilo, un chilo e mezzo lo posso anche prendere, perché poi lo si riesce a smaltire. Se si va oltre ai due chili, però, il problema poi c’è. Meglio evitare».

Il pensiero finale non è per il mondo del pedale, ma per tutti coloro che stanno affrontando la pandemia in questo momento: «Tanti stanno male, tanti stanno morendo. In questo contesto, il ciclismo passa in secondo piano. È un momento difficile per tanta gente, per gli ammalati e per chi è restato, o resterà, senza lavoro. Speriamo tutto si risolva», conclude Fancellu.


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