La Cantù ai tempi di Taurisano Un modello di squadra-famiglia
Arnaldo Taurisano (a sinistra) in un’immagine d’archivio

La Cantù ai tempi di Taurisano
Un modello di squadra-famiglia

Torna “Ai lov dis gheim”, la rubrica settimanale a cura di Gianni Corsolini

È un anno che è scomparso Arnaldo Taurisano, un vero amico che ho avuto il piacere di portare con me alla Pallacanestro Cantù. È anche grazie al Tau che, assieme all’Aldone e con la mia collaborazione, è nata la favola della Pallacanestro Cantù. Il nostro progetto prevedeva una cura della persona a 360 gradi, con attenzione non solo allo sport, ma anche allo studio e più in generale alla crescita umana dei giocatori.

Parliamoci chiaro, come società sportiva valeva la meritocrazia che ha fatto emergere i Marzorati o i Riva fino a meritate ribalte internazionali, ma contemporaneamente era nostro interesse vedere in ogni giocatore un ragazzo che non si dimentichi di essere un cittadino.

A Cantù la cultura del fare, del design, del lavoro specializzato nel campo del legno si sono sposate molto bene con questa nostra impostazione: l’ultima volta che sono andato a Cantù ho rivisto la scultura, in via Mazzini, donata da Paolo Minoli: giocatore della nostra squadra del ’44, ha frequentato l’Accademia di Brera dove poi è diventato un docente; ma mi piace ricordare anche i vari Bosa, Sala, Zonta, Fumagalli o Bargna, che non avranno proseguito gli studi fino alla laurea, ma si sono impegnati per non essere eternamente solo degli sportivi in pantaloncini.

Se vogliamo trovare un difetto in questo modello di squadra-famiglia, dove i ragazzi venivano invitati a giocare ma anche a migliorarsi umanamente, è il fatto che in qualche modo abbiamo creato un paradiso irripetibile. Stesso rischio che oggi corre la Vanoli di Cremona. Vanoli è un industriale metalmeccanico di media grandezza, è innamorato della disciplina e trasporta nel nostro mondo il suo modo di vere la sua impresa, i suoi lavoratori, la sua squadra, i suoi giocatori come un’unica famiglia.

Ultimamente Sacchetti con il collaboratore Vacirca, sta puntando a creare a Cremona una sorta di “Club Italia” in cui dare spazio a tutti i migliori giovani giocatori italiani perché possano finalmente, con il dovuto spazio, crescere come protagonisti. Idea interessante, ma non tutte le altre società potranno o vorranno dare i loro giocatori perché Cremona possa raggiungere questo obiettivo… e soprattutto basta che Vanoli abbia delle difficoltà a esportare, come può succedere in questo periodo di turbolenza economica, e tutto il progetto diventa fragile.

Naturalmente, quanto sopra presuppone che si possa cominciare il campionato di Pallacanestro di A1 e A2, come ha deciso il Consiglio federale proprio in questi giorni, a metà ottobre. Ma la programmazione è veramente difficile non solo per noi ma a livello mondiale, dove le stesse Olimpiadi per ora fissate al 2021, si potranno fare solo se sapremo trovare una maniera per fare tutte le gare in sicurezza.

Sappiamo tutti che solo un vaccino ci può assicurare un futuro esente da coronavirus, e nel frattempo bisogna affidarsi alle misure precauzionali, ma provando a pensare alla nostra disciplina i problemi non mancano né in campo né nelle sedi legali. La mascherina come obbligo è difficile da applicare in una disciplina di gruppo così dinamica e interattiva; se dovremo rispettare le distanze tra gli spettatori vanno modificati gli impianti, con prevedibile calo o addirittura l’assenza di incassi, nel caso si debba giocare a porte chiuse. In serie A solo Virtus Bologna, Venezia, Brescia, Milano e forse Torino (ammesso che non sia costretta a cedere i diritti, visto che ha lo stesso presidente di Sassari) potrebbero avere le risorse necessarie. Non parliamo poi delle società amatoriali, le cui attività vivono sulle rette pagate dalle famiglie: le stesse famiglie che al momento faticano a trovare risposte alla crisi economica perdurante, che aspettano la soluzione a problemi burocratici e farraginosità incomprensibili, che per esempio hanno finora impedito l’effettiva erogazione della cassa integrazione in deroga..

Una situazione in cui gli eccessi del mondo del calcio, che annuncia e quasi ostenta le quarantene di lusso in cui si trastullano i suoi eroi in attesa della ripresa del campionato, sono una provocazione che esalta la disuguaglianza sociale, invece di sostenere i cittadini nella fatica di continuare, anche nella Fase 2, a mostrare quel senso di responsabilità ed educazione civica che ci ha forse stupito nella Fase 1.

Alla fine, tutto l’impegno della Pallacanestro Cantù dei tempi del Tau era finalizzato all’utopia di vedere, anche nella vita sociale, un intelligente, coraggioso, grintoso gioco di squadra, e sfido chiunque a dirmi che questo non sia - anche oggi, più che mai ai tempi del coronavirus - un obiettivo culturale di primo piano.

Gianni Corsolini


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