La lettera di Sodini  per presentarsi
Marco Sodini, (Foto by Andrea Butti)

La lettera di Sodini

per presentarsi

«Un posto talmente particolare da cui sono passati Marzorati, Recalcati, Della Fiori, la famiglia Allievi»

La grancassa mediatica non sarà la stessa, ma l’efficacia è assicurata. Tutti ricordano, ad anni di distanza, il Mourinho interista che si presentò dichiarando “Non sono un pirla”. Quello romanista, per ora, ha twittato “Daje Roma”. Adeguarsi al luogo, è la sua forza. Pure Sodini, dopo aver esordito canticchiando Modugno («dopo tre anni son tornato a Cantù…»), ha fatto il primo colpo di teatro della stagione. Una lunga prosa in cui esalta Cantù, il territorio e la sua storia, partendo da “I promessi sposi”.

Passi l’errorino iniziale - nel libro si parla del ramo di Lecco, Cantù da lì non si vede -, si parte con l’elogio di «una città operosa come il legno, dove per trasmigrazione quel legno di è fatto parquet… Un posto dove si fa della memoria, conoscenza e della determinazione una spinta a raggiungere l’impossibile». Che cos’è Cantù, nella prosa sodiniana? «Un posto talmente particolare da cui sono passati Marzorati, Recalcati, Della Fiori, la famiglia Allievi, Frates, Metta World Peace, dove Taurisano ha rivoluzionato il concetto di insegnamento, Bianchini quello di comunicazione, dove Corsolini ha cambiato il modo in cui le cose venivano raccontate e Arrigoni ha portato il concetto di scouting nell’era moderna».

E sul lavoro che lo attende: «Cantù è rinata grazie alla forza dei canturini. Avrò delle partite da vincere. Non solo lo sento, ma voglio sentire la responsabilità di vincerle. Vorrei che chiunque venga si misuri con l’ombra di tutta la storia di questa società, perché di storia ce n’è ancora molta da scrivere».


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