Il diario di Kevin Gilardoni
«Vincere a Spa che bello»

Vice campione europeo del Trofeo Lamborghini, racconta la sua carriera. Anche quando era in Usa in una lavanderia

Il diario di Kevin Gilardoni «Vincere a Spa che bello»
KEVIN GILARDONI A LE CASTELLET
(Foto di Gianfranco Casnati)

Quella di Kevin Gilardoni è una bella storia. Una storia non solo di pilotaggio, ma anche di determinazione e management. Soprattutto, una storia di volontà. La raccontiamo oggi, dopo il secondo posto del pilota di Grandola e Uniti (28 anni) nell’Europeo Lamborghini. Un grande risultato, se si considera che Kevin tornava in pista dopo sette anni di rally. Una bella prova di duttilità al volante. E una storia che parte da lontano e passa anche da una lavanderia in America. Ma partiamo dal presente. Il titolo sfumato in Lamborghini.

Una beffa o una gioia?

Una beffa sarebbe ingeneroso. Prevale nettamente la soddisfazione. Tornavo a correre in pista dopo sette anni e ho corso in un campionato competitivo con piloti forti. Ho vinto tre volte, a Barcellona (due ) e a Spa, nell’università del pilotaggio. Sono più felice che triste.

Però perdere il campionato all’ultima corsa non deve essere stato piacevole.

Ci siamo difesi in condizioni particolari, quando pioveva o in situazioni miste asciutto-bagnato. Ma sull’asciutto non eravamo i più competitivi. Ho fatto anche un testacoda all’ultima corsa, credo per un guasto tecnico. Ma non sarebbe cambiato nulla.

Sette anni nei rally, protagonista al Rally di Como e al Lugano con belle vittorie, e nella top 10 al Tricolore. Ma poi sei tornato in pista.

Il mo primo amore è sempre stato la pista. A un certo punto avevo abbracciato i rally per motivi manageriali. Avevo aziende che mi supportavano che preferivano una visibilità locale. E allora ero passato ai rally. Non rimpiango nulla, è stata una bella esperienza, credo di essere andato anche forte. Ma il mio amore era la pista. Sono tornato al primo amore.

La svolta?

Nel 2012 mio padre, che fin lì mi aveva aiutato e mi aveva dato la possibilità di correre, mi disse: adesso se vuoi andare avanti devi farlo con le tue gambe.

E tu?

Andai in America da Max Papis. Mi presentai con una mail mandata al suo sito, pensa te. Mi rispose, ci incontrammo e mi fece correre nella Nascar. Ero da solo, dovevo guadagnarmi da vivere, arrangiarmi. Lavorai per un po’ in una lavanderia, poi nella azienda di Papis che costruisce volanti per le corse. Quell’anno sono diventato uomo. Ho raccolto quelle emozioni in un diario.

.

La soddisfazione più bella di quest’anno?

Il successo a Spa. Pioveva, non si vedeva nemmeno fuori, sembrava di guidare nella nebbia. Spa è Spa. Bellissimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}