Lele Pinto nei ricordi
di amici e colleghi

Lo raccontano Gelpi, Del Zoppo, Casati, Guggiari. Sono stati molti i ricordi e le espressioni di cordoglio postati sui social da tanti amici piloti e ammiratori

Lele Pinto nei ricordi di amici e colleghi
LELE PINTO CON BERNACCHINI
(Foto di Gianfranco Casnati)

Oggi a San Fedele Intelvi, i famigliari e tanti amici daranno l’addio a Raffaele Pinto. Dal giorno della sua morte, martedì scorso, sono stati molti i ricordi e le espressioni di cordoglio postati sui social da tanti amici piloti e ammiratori. “Lele” era il nome con cui veniva chiamato da tutti, ma anche “Piombino” da concorrenti e avversari nel mondo rally, per quel suo piede di piombo che non staccava mai.

Ma Lele Pinto andava oltre l’essere il campione del mondo. Era anche uno sportivo gentiluomo, come quando al Rally del Portogallo rinunciò a vincere per soccorrere Jean Todt, allora navigatore, caduto in un fossato. Sapeva dare assistenza e consigli a tutti quelli che ne avevano bisogno. Era anche il classico “compagnone” e un cuoco eccezionale, che amava condividere i suoi manicaretti con gli amici. «Il suo piatto forte era polenta e cassoeula – ricorda Enrico Gelpi, presidente di Aci Como – che in ogni periodo di Natale preparava per gli amici a casa sua a San Fedele. L’anno scorso ci siamo trovati il 16 dicembre e Lele ci ha preparato un menù da cuoco eccezionale. Ci vedevamo anche d’estate quando andavo in vacanza all’Isola d’Elba. Era sempre un piacere stare con lui». Lele Pinto pilota? «Mia sorella seguiva sempre le sue imprese sportive e ben presto l’ho fatto anch’io fino a farlo diventare un esempio da imitare. Lo scorso 28 ottobre sono andato a Torino per la commemorazione dei dieci anni della morte di Gino Macaluso e c’erano esposte la Stratos e la 124 Abarth con le quali Pinto correva assieme al navigatore Bernacchini. Lele non c’era perché stava poco bene, così gli ho mandato le foto ed è stato felicissimo».

Un avversario di Lele Pinto è stato Enrico Guggiari, che racconta come si sono conosciuti. «E’ stato al primo Rally di Monza e io correvo con la Beta Montecarlo. Nevicava e a un certo punto mi sono trovato davanti una Ferrari Prototipo che andava qua e là non tenendo la strada innevata. Non riuscivo a passere e quando mi sono portato a tiro, ho abbassato il finestrino e gli ho gridato il classico vaffa. Era Lele, che ha incassato l’insulto. Ma poi siamo diventati amici. I rally allora erano avventura e passione. Fuori dalle gare si era tutti amici, non come adesso che non c’è più socialità. Durante le prove ci si trovava al bar anche di notte, mentre adesso per i budget da rispettare non ci si parla nemmeno più».

«Dal 1984 al 1986 Lele era il responsabile della pista di neve e ghiaccio che la Fiat aveva al Sestriere – ricorda Alberto Casati – e un gruppo di noi rallisti comaschi, grazie a lui avevamo fatto una scuola per tirare su le nuove leve. In zona Lele Pinto era diventato un mito, da quel giorno in cui aveva portato sulla sua Delta S4 a girare sulla neve Gianni Agnelli, che si era divertito».

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