Niente boschi, solo mappe virtuali «L’orienteering è gambe e cervello»
Giuseppe Ceresa (Orienteering Como) durante una gara

Niente boschi, solo mappe virtuali
«L’orienteering è gambe e cervello»

Stagione ancora ai box, soprattutto nelle scuole dove il movimento comasco “pesca” da sempre

In un periodo d’emergenza come questo, l’orienteering diventa virtuale. Il “Virtual Orienteering” si pratica tramite google maps e street view, restando in casa, seduti davanti al computer. Non ci sono “le lanterne” (i punti dove obliterare il cartellino gara), ma ci sono molti particolari che possono essere osservarti solo arrivando al punto giusto.

«Gli atleti avranno poi la possibilità, a emergenza finita, di tornare fisicamente sui posti visitati on line», spiega Laura Piatti, delegato provinciale della Fiso. Una gara virtuale, in attesa di poter tornare alla normalità. La pandemia ha azzerato la prima parte della stagione, cancellando anche l’intensa - e sempre ricca di soddisfazioni -attività nelle scuole del Comasco. «Abbiamo sempre avuto un ottimo riscontro - dice Giuseppe Ceresa presidente dell’Orienteering Como -. Le nostre “lezioni” sono apprezzate dai ragazzi che si appassionano alla nostra disciplina. E non è un caso se diversi atleti promettenti hanno iniziare a praticare l’orientamento proprio a scuola».

L’emergenza purtroppo ha avuto la meglio. «Il nostro sport insegna ai ragazzi d essere autonomi e indipendenti - dice Piatti -. Una crescita graduale: si inizia nel parco e poi, man mano, ci si inoltra nel bosco. Con un grande sensazione di autonomia. Con l’orienteering oltre alle gambe muovi anche il cervello». La quarantena ha costretto ai box tutti gli atleti. «Fino a che si è potuto, ci siamo allenati, individualmente, correndo nei boschi - dice Erica Ceresa campionessa italiana, che conserverà il titolo anche nel 2020, dopo l’annullamento dei tricolori, e nazionale come Guenda Zaffanella -.Poi con il blocco totale è uscita la fantasia. E le scale di casa, sono diventate una palestra per gli allenamenti».

Con l’idea di una gara, la #quarantenachallenge. «Una sfida per tenersi allenati anche in quarantena, facendo più gradini possibile, rimanendo a casa - prosegue Erica Ceresa -. Poi abbiamo seguito dei tutorial su internet. Ma ovviamente non è come allenarsi nella realtà».

Adesso si è in attesa di capire come sarà la ripartenza. E soprattutto quando. «Sarebbe bello poter organizzare la nostra gara a novembre a Torno - confida Giuseppe Ceresa -. Noi ci contiamo, anche se molto dipenderà dalle indicazioni che arriveranno dalla federazione nazionale».

Il presidente dell’Orienteering Como è fiducioso. «Il nostro è uno sport che si pratica completamente all’aperto e, in larga parte, nei boschi e nei prati - spiega -. Poi è individuale e non di gruppo. Le gare arrivano al massimo ad avere 150-200 partecipanti e non c’è nemmeno il problema della presenza del pubblico. Speriamo di poter tornare a gareggiare già in estate».

La pandemia potrebbe far slittare nel tempo una delle novità dell’orienteering. «Alcune gare sprint - conclude il presidente provinciale Piatti - si sono svolte nei centri abitati: solo parzialmente (anche nella nostra provincia) o integralmente. Un’iniziativa voluta per avere più visibilità, che però adesso dovrà attendere la conclusione dell’emergenza».


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