«Non mi credevate?  Como in mani solide»
Massimo Nicastro presidente del Como per due anni dal 2017 al 2019

«Non mi credevate?

Como in mani solide»

Intervista con Massimo Nicastro, ex presidente del club azzurro

Va beh dai, un po’ è l’uomo del miracolo. Chi credeva a Massimo Nicastro quando disegnava prospettive fantastiche di una cessione a sedicenti gruppi internazionali? Ve lo diciamo noi: nessuno! Se il Como, dopo anni di precarietà, adesso può contare su una proprietà solida (unico dato certo della nuova avventura azzurra, su cui nessuno può contestare nulla) lo si deve a lui, Massimo Nicastro. Il milanese di Miami. Cioè l’altra metà del Como per due anni, in un rapporto tuttaltro che simbiotico con Roberto Felleca. Due anni in cui non si è capito bene se abbiano fatto finta di litigare o abbiamo fatto finta di andare d’accordo.

Dicevamo dei suoi meriti: la sua cocciutaggine di manager, alla sua visione lontana nell’inseguire un progetto non banale. Era sparito, svanito nel nulla, nei giorni della promozione in C, perché il difficile disincastro dell’intreccio con il gruppo sardo e la riservatezza del gruppo internazionale Sent subentrante aveva consigliato così. Ma adesso è passato un anno. Così lo abbiamo rintracciato al telefono nella sua Miami. Ritrovandolo, tra l’altro, proprietario della seconda squadra della località americana, con il nome che è tutto un programma: Miami Beach.

Chi ci gioca?

«Uno lo conoscete di sicuro, l’ex juventino De Ceglie. Ci sono giocatori che vengono a finire qui la carriera, attratti dal posto».

Circa due anni e mezzo fa lei tornò dalle vacanze di Natale con un’idea pazza: cedere a un gruppo internazionale interessato al brand di Como. Nessuno ci credeva, mai lei ce l’ha fatta. Come?

«Quando dicevo certe cose, rischiavo di passare per un visionario. Ma a voi mancava la mia prospettiva. Io sono italiano ma abito negli Usa in un posto molto ben frequentato. E mi sono reso conto di quanto il nome di Como faccia breccia in possibili investitori. Ho sempre pensato che, con un lavoro certosino, si potesse trovare il gruppo giusto. E Sent non è stato nemmeno l’unico gruppo a contattarci».

Chi è Sent? Nel senso: cosa si deve aspettare Como?

«Credo che si siano mossi bene, abbiamo dato un segnale subito importante delle loro potenzialità, della loro serietà. Hanno ampliato molto la parte organizzativa della società. Gandler è una persona molto preparata, e tutti hanno capito subito che non si trattava del mordi e fuggi, di un capriccio di un ricco avventuriero. Qui c’è un appoggio manageriale a lungo termine».

L’intervista integrale sulla Provincia di domenica


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