Pallanuoto Como  L’ora della protesta
Giovanni Dato (Foto by Andrea Butti)

Pallanuoto Como

L’ora della protesta

«Le società di B hanno ripetutamente chiesto incontri con la Fin per organizzare al meglio la stagione, invece sono andati dritti per la loro strada»

La Fin ha deciso: la serie B di pallanuoto partirà il 20 febbraio e terminerà il 19 giugno, divisa in otto gironi da cinque squadre ciascuno, con quattro promozioni e otto retrocessioni. Il problema è che le società sono a dir poco perplesse per le modalità con cui la stagione è stata presentata dalla Federnuoto, soprattutto alla luce della pandemia.

Anche la Pallanuoto Como è critica nei confronti della federazione, non capendo l’urgenza di partire con un campionato che si preannuncia pieno di interrogativi: «La situazione è difficile – commenta il presidente Giovanni Dato -: c’è stata poca chiarezza da parte della Fin. Parto dalla questione più importante, quella legata alla salute: per la serie A1 e la A2, la Fin ha previsto a suo carico tamponi nei gruppi squadra. Per la B, invece, nulla, probabilmente pensando che dal 20 febbraio la situazione sia ormai sotto controllo».

Anche le modalità non sono piaciute a Pallanuoto Como e, come sembra, anche a molti altri club: «Le società di B hanno ripetutamente chiesto incontri con la Fin per organizzare al meglio la stagione, invece sono andati dritti per la loro strada senza ascoltarci. Per quasi tutti partire il 20 febbraio sarà un problema insormontabile: non ci sono campi gara, è problematico anche allenarsi».

Dopo la sospensione chiusura tombale del campionato 2019/20, la Pallanuoto Como è stata inserita nel girone 2, con alcune rivali storiche come Cus Geas Milano, Monza, Pallanuoto Bergamo e Sporting Lodi: «Se questo schema sarà confermato, non sarà una passeggiata: due squadre andranno ai playoff, una sarà salva, due disputeranno i playout e questa mi sembra un’assurdità. Era stato chiesto un blocco delle retrocessioni, ma non abbiamo avito risposte, ma la Fin aveva già bocciato un’identica richiesta della A2. Mi pare una direttiva a senso unico, che non tiene nemmeno in considerazioni le specificità delle varie situazioni, che poi cambiano da regione a regione».


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